Stendhal, pseudonimo di
Marie-Henri Beyle, la definì “una follia organizzata e completa”
per esaltarne la perfezione, riferendosi a L’italiana in Algeri,
l’opera buffa che diede fama nel maggio 1813 a un Rossini poco
più che ventenne. Ecco, la nuova messinscena di questo immenso
capolavoro, che ha debuttato ieri sera al Teatro Romolo Valli di
Reggio Emilia, riflette appieno il pensiero dello scrittore e
drammaturgo francese: il regista Fabio Cherstich e i suoi
collaboratori hanno creato uno spettacolo travolgente, ricco di
trovate divertenti, coloratissimo, che ha coinvolto totalmente
un pubblico festante che non la smetteva più di applaudire fino
a quando, dopo una decina di minuti, non si sono accese le luci
in sala e il sipario si è chiuso.
Pubblico entusiasta e, dunque, chi può non perda questo
spettacolo in scena ancora domani pomeriggio e poi a Piacenza
(27 febbraio e 1 marzo), Modena (6 e 8 marzo), Ravenna (13 e
15), Trento (27 e 29 marzo).
Questa Italiana in Algeri, secondo Cherstich è nata dalla
volontà di restituire fisicamente e teatralmente, l’energia
incontenibile della musica di Gioachino Rossini. Un’energia
comica, che si è concretizzata in una macchina scenica, a tratti
grottesca, dove i personaggi sono maschere dichiaratamente
stereotipate, esagerate e deformate. Il tutto in un ambiente
contemporaneo: una sorta di stabilimento balneare in costruzione
con tanto di impalcature, betoniera, carriola e cazzuole, ma
anche divani, sdraio e giochi gonfiabili, su una spiaggia
assolata dove sbarcano Elvira e Taddeo alla ricerca di Lindodo,
fatto prigioniero dal bey Mustafà. Luogo attraversato in maniera
quasi impalpabile, delicata, dal mimo Julien Lambert, vero e
proprio coprotagonista della serata con arrampicate acrobatiche
e trovate esilaranti (tra tutte l’uso di un ventilatore per
placare i desideri focosi di Mustafà).
Mustafà, appunto: un impetuoso e trascinante Giorgio Caoduro,
così come il cicisbeo irrestitibile Taddeo di Marco Filippo
Romano, o lo smagliante Lindoro di Ruzil Gatin. Ma vera
dominatrice dello spettacolo è stata l’Italiana (Isabella) del
mezzosoprano Laura Verrecchia che Cherstich ha voluto anche in
bikini (disinvolta e intelligente la sua recitazione) e con una
linea vocale straordinaria e inappuntabile. Dal podio, la
bacchetta di Alessandro Cadario ha guidato la Filarmonica
Italiana e il Coro Claudio Merulo esaltando la partitura
rossiniana, a partire dalla Sinfonia iniziale, sempre attento al
dialogo col palcoscenico. Nelle altri parti hanno ben figurato
Gloria Tronel (Elvira), Barbara Skora (Zulma) e Giuseppe De Luca
(Haly).
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