L’opera e la ricerca di Arnaldo
Pomodoro in un racconto fotografico: è la prospettiva inedita
della mostra in programma dal 10 ottobre al 10 gennaio al
Castello Campori di Soliera (Modena), curata da Andrea Tinterri
e Ilaria Sgaravatto, in occasione del centenario della nascita
dell’artista. Al centro è il patrimonio fotografico
dell’archivio della Fondazione Arnaldo Pomodoro, presentato per
la prima volta con una selezione di cento stampe originali
realizzate tra gli anni Sessanta e Novanta.
In dialogo con tre opere scultoree – Disco solare (1989-1990)
e gli studi per Progetto per il nuovo cimitero di Urbino (1973)
e The Pietrarubbia group (1975) – gli scatti di Ugo Mulas, Maria
Mulas, Mario Dondero, Carlo Orsi, Gianfranco Gorgoni, Giuseppe
Pino, Paolo Monti e Ted Drzyzga restituiscono la trasformazione
della materia nel processo creativo, ma anche il rapporto con lo
spazio pubblico e con quello espositivo di gallerie e altre
istituzioni che nel tempo hanno accolto il lavoro di Pomodoro.
Ne sono esempi le fotografie di Ugo Mulas dedicate alla mostra
‘Una scultura nella strada’ del 1970, nella piazzetta della
Libreria Internazionale Einaudi a Milano, dove alcuni bambini,
giocando con l’opera, sembrano riattivarla e trasformarla in uno
spazio abitabile, e gli scatti di Giuseppe Pino alla prima
antologica dell’artista alla Rotonda della Besana nel 1974:
anche qui sono soprattutto i più giovani a essere ritratti in un
rapporto spontaneo con le sculture.
Il racconto fotografico segue l’intero processo creativo,
soffermandosi sulla metamorfosi della materia e sul suo
progressivo divenire opera. Dall’archivio emerge la volontà
costante dell’artista di documentare per immagini il proprio
lavoro di scultore in tutte le fasi, dalla modellazione alla
lavorazione in fonderia, fino alla collocazione dell’opera nello
spazio pubblico. È il caso delle foto di Ugo Mulas del 1967-68,
che documentano lo sviluppo di Grande disco, o delle immagini di
Carlo Orsi dei primi anni Novanta dedicate a Moto terreno solare
a Marsala, dove la scultura appare progressivamente depositarsi
nel paesaggio. Inoltre alcuni grandi album fotografici
ripercorrono gran parte del lavoro dello scultore, dal 1954 al
1970, componendo una sorta di autobiografia per immagini.
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