Anche Madrid ha preso posizione a favore della continuazione del progetto. La Spagna «rimane pienamente impegnata» nel Future Combat Air System (Fcas), ha chiarito il ministero della Difesa. «Il nostro Paese rimane pienamente impegnato nel programma, sulla base dei principi stabiliti dai Paesi (Germania, Francia e Spagna) nell’accordo quadro firmato nel giugno 2019», ha indicato il ministero in una breve dichiarazione scritta in risposta a una domanda dell’Afp.Il Global Combat Air ProgrammeL’altro progetto è il Gcap: si tratta di una partnership strategica lanciata nel 2022 da Italia, Regno Unito e Giappone e le rispettive industrie per collaborare su obiettivi militari e industriali condivisi nella fornitura di una capacità aerea da combattimento di prossima generazione. L’aereo da combattimento, che secondo il programma dovrebbe entrare in servizio nel 2035, potrà contare su un sistema d’arma intelligente, una cabina di pilotaggio interattiva basata su software, sensori integrati e un radar di nuova generazione, in grado di fornire 10.000 volte più dati rispetto ai sistemi attuali.«A dicembre 2022 – spiega uno studio dello Iai, Istituto Affari Internazionali – il programma Tempest si è trasformato in un’iniziativa trilaterale con l’ingresso del Giappone al fianco del Regno Unito e dell’Italia, dando vita al Global Combat Air Programme (Gcap). L’ingresso del Giappone è stato significativo in considerazione della sua capacità finanziaria, dell’allineamento tecnologico e dell’esperienza condivisa nel programma F-35 cui partecipano anche Londra e Roma. Al contrario, l’uscita della Svezia è stata influenzata dalla sua preferenza per lo sviluppo di velivoli senza pilota complementari al Gripen, anziché impegnarsi in una piattaforma con equipaggio completamente nuova. L’emergere del Gcap come iniziativa congiunta tra Regno Unito, Italia e Giappone – si legge ancora nel documento – ha di fatto escluso qualsiasi futura fusione con il programma Fcas nel frattempo allargatosi alla Spagna, data la divergenza nei requisiti militari, nelle strutture di governance e nelle priorità industriali».Per quanto riguarda l’Italia, spiega lo Iai, «il Gcap sarà complementare per un certo periodo alle piattaforme in servizio quali Eurofighter e F-35, mentre nel lungo periodo sostituirà la prima. L’Italia ha acquistato un totale di 118 Eurofighter, comprese le nuove varianti della Tranche 4 da poco ordinate, che rimarranno in servizio fino agli anni ’60 di questo secolo e saranno interoperabili con il Gcap. La flotta italiana di F-35 è in espansione, con piani per operare un totale di 115 aerei, aumentando la padronanza italiana delle tattiche basate sulla bassa osservabilità. Intorno al 2040, l’Aeronautica Militare probabilmente opererà oltre 180 tra F-35 e Eurofighter aggiornati, in concomitanza con l’introduzione del Gcap, consolidando la sua posizione come una delle forze aeree più avanzate d’Europa».L’ipotesi che la Germania entri nel Gcap La Germania potrebbe entrare nel Gcap? «Non lo possiamo dire», ha risposto la sottosegretaria alla Difesa, Isabella Rauti. «Quello che possiamo dire – ha aggiunto – è soltanto che la Germania ha dichiarato ufficialmente di non essere più interessata al programma di caccia di sesta generazione con il partenariato francese, perché questo è di evidenza pubblica, ma non possiamo dire quali saranno gli interessi della Germania. Certamente il momento in cui viene meno l’unico progetto europeo dedicato a questi sistemi è chiaro che gli altri diventano più appetibili, previsioni non ne possiamo fare».






