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Mps, Messori: “Scalata a ostacoli per Lovaglio, Credit Agricole non ha motivi per dire sì”

di Redazione Economia Moderna
23/08/2026
in Finanza
Mps, Messori: “Scalata a ostacoli per Lovaglio, Credit Agricole non ha motivi per dire sì”

Sulla carta, il disegno di Luigi Lovaglio ha una sua logica: allargare la base tradizionale di Mps con Banco Bpm, integrare le attività finanziarie di Mediobanca e puntare, attraverso Banca Generali, a costruire un polo italiano del wealth management. Ma tra la teoria e la realtà c’è di mezzo una montagna di ostacoli. Dall’assemblea straordinaria di Siena all’incognita Credit Agricole, fino all’intreccio azionario su Generali: “A livello teorico l’operazione potrebbe pure avere un senso, ma sulla fattibilità nutro più d’un dubbio: alla fine penso l’operazione di Intesa Sanpaolo andrà in porto”, dice in un’intervista all’AdnKronos Marcello Messori, economista, professore presso numerose università internazionali, tra le quali Louvain-la-Neuve, Paris – Nanterre, Nice-Sophia-Antipolis e Sciences Po ed ex presidente delle Ferrovie dello Stato Italiane.

Professore che impressione le ha fatto la mossa di Lovaglio?

“A livello teorico l’operazione potrebbe avere un senso, ma sulla fattbilità nutro più d’un dubbio”.

Partiamo dalla teoria.

“Monte dei Paschi di Siena è una banca tradizionale con una base soprattutto localizzata geograficamente in un’area determinata, che faceva fatica a incorporare Mediobanca e a sfruttarne tutte le potenzialità. Qualora andasse in porto un’incorporazione di Banco Bpm si allargherebbe molto l’attività della banca tradizionale: il Banco oltretutto ha anche le cosiddette fabbriche prodotto, alcune attività nella gestione della ricchezza finanziaria e altre attività finanziarie che potrebbero integrarsi con Mediobanca. Inoltre se andasse in porto l’acquisizione di Banche Generali si costituirebbe un polo importante nella gestione della ricchezza finanziaria che avrebbe un senso, ma c’è un però”.

Questione di fattibilità?

Ci sono molti ostacoli, il primo è l’assemblea straordinaria di Mps: basta fare i conti, serve la maggioranza qualificata intorno al 66%. Dopo il rinnovo inatteso dell’amministratore delegato Lovaglio, la struttura azionaria di Monte dei Paschi di Siena ha mostrato forte eterogeneità, d’altro canto per poter raggiungere il quorum assembleare qualificato sarebbe necessaria una convergenza tra i due soci di maggioranza relativa, cioè i più importanti, Delfin e il gruppo Cartagirone: per usare un eufemismo non mi sembra scontato. D’altro canto abbiamo già avuto un’avvisaglia nella discussione in consiglio di amministrazione”.

Non è che Lovaglio può contare sul sostegno dei fondi internazionali?

“La vedo difficile, basti guardare all’articolo del Financial Times (dove l’operazione viene definita folle ndr.)”.

Il secondo ostacolo?

“Credit Agricole. Io mi metto un po’ nell’ottica dei francesi, i francesi hanno un controllo di fatto di Banco Bpm, hanno credit Agricole Italia e potenzialmente potrebbero combinare le attività delle due banche raggiungendo una dimensione ragguardevole per il mercato nazionale e con un respiro europeo perché sarebbe collegata al credit Agricole, alla casa madre. Nel nuovo Gruppo invece dovrebbero diventare azionisti di minoranza perché ci saranno vincoli nell’eventualità a che Credit Agricole diventi un azionista di maggioranza relativa”.

Parrebbe il primo socio nel nuovo Gruppo.

“Sarebbe comunque una maggioranza relativa, sulla carta, nei fatti si tratterebbe di una minoranza perché schiacciata da eventuali accordi tra azionisti italiani. Allora mi chiedo, perché dovrebbe accettare questo? Credit ha già fatto un passo indietro in passato quando aveva una posizione importante in un grande gruppo bancario che era poi quello che sarebbe diventato Intesa San Paolo, accettando in cambio sportelli, però adesso mi sembra che la loro posizione in Bpm sia molto più forte. Io faccio fatica a vedere quali possano essere i vantaggi che Mps conferisce all’Agricole”.

Lato Banca Generali?

“Lì la vedo ancora più complessa, e per tante ragioni. Lì c’è un intreccio di parti correlate perché il gruppo attuale che incorpora Mediobanca ha il 13,3% di azioni Generali. Con l’offerta pubblica di scambio su banche Generali ci sarebbe un intreccio proprietario, questo chiede procedure rafforzate con l’approvazione da parte degli amministratori indipendenti. Anche qui non vedo un’omogeneità così forte nella struttura azionaria di Generali da rendere facile un’operazione di scambio di questo genere. E c’è anche un’altra ragione”.

Quale?

“Resto convinto che per effettuare il pagamento straordinario dei dividendi e per portare a termine dal punto di vista della copertura finanziaria queste operazioni non sarà sufficiente un’offerta pubblica di scambio, bisognerà addolcirlo. Lvaglio dovrebbe cedere almeno una parte della quota attualmente in portafoglio di Generali, il che però potrebbe generare molte tensioni nell’azionariato attuale”

A proposito, Unicredit è silente.

“L’unica mossa che ha fatto è mettere un presidio in Generali non tanto in una prospettiva strategica quanto per condizionarne il futuro, l’evoluzione. Soprattutto alla luce del fatto che Intesa SanPaolo poi si è mossa. Qualora vada in porto l’operazione su Mps, come io penso che alla fine accadrà, Intesa diventerà l’azionista di maggioranza relativa in Generali. Ecco perché Unicredit si è posizionata”. (di Andrea Persili)

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