Dice di essersi sentita “tradita”
dal primario Guido Oppido, il cardiochirurgo che al Monaldi
eseguì l’espianto del cuore del piccolo Domenico, poi deceduto
perchè l’organo che gli era stato trapiantato era danneggiato.
Anna Iervolino, manager dell’Azienda dei Colli, intervistata da
la Repubblica Napoli, Il Mattino e il Corriere del Mezzogiorno,
ripercorre quel periodo drammatico sottolineando di essere stata
“umanamente segnata come donna e come madre” dalla vicenda.
I suoi ‘sospetti’ incominciò a maturarli il 29 dicembre
(l’intervento era stato effettuato il 23 dicembre) “quando seppi
che il dottor Giuseppe Limongelli, responsabile della parte
cardiologica del trapianto, si era dimesso. Qualcosa non tornava
e cercai di capire cosa e chiesi le relazioni a Oppido e a
Farina”, che aveva effettuato l’espianto a Bolzano.
“Ho convocato – aggiunge nella sua ricostruzione – la prima
riunione urgente il 30 dicembre. Il giorno dopo ho chiesto al
primario Guido Oppido una relazione completa anche della
ricostruzione dell’equipe che era stata a Bolzano per
l’espianto. Ci è arrivata, protocollata, l’8 gennaio. In quel
documento, per la prima volta, si parla nero su bianco non di un
generico problema con il ghiaccio, ma di cuore congelato”.
Ricorre al termine tradimento “anche perchè – spiega – è preciso
dovere deontologico di un medico informare correttamente i
familiari dei pazienti. Da quel che è emerso finora, questo
dovere non è stato adempiuto e anche per questo è stata disposta
la sospensione”.
Iervolino evidenzia di aver informato la Regione di tutto
quanto stava accadendo non appena le fu comunicato. “Ho detto
ciò che sapevo, non devo dimettermi”, ribadisce la manager
confermando la sua piena collaborazione con chi indaga.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA








