La guerra in Medio Oriente rischia
di avere un peso maggiore rispetto alla crisi del 2022. In
Europa dall’inizio del conflitto lo stoxx 600, l’indice che
raccoglie le principali società quotate, ha registrato un calo
del 6%, mandando in fumo oltre 1.100 miliardi di
capitalizzazione.
Il conflitto e la chiusura dello stretto di Hormuz, il
principale snodo per il transito delle materie prime, avranno,
secondo gli analisti di Bloomberg Intelligence, un impatto
sull’utile per azione, l’indicatore finanziario che misura la
redditività di un’azienda, dello Stoxx 600 più pesantemente
dello shock inflazionistico del 2022. Gli analisti stimano una
crescita dell’utile per azione di circa il 5% nel 2026, ben al
di sotto del 25,5% registrato quattro anni fa.
Sul fronte della remunerazione degli azionisti delle quotate,
per il 2026 si prevede una diminuzione del 16% del riacquisto di
azioni, in modo particolare per quanto riguarda i settori
dell’energia, della sanità e quello finanziario. Il recente
picco del prezzo del petrolio potrebbe modificare le strategie
delle società dell’energia. Per quanto riguarda il settore
finanziario, si prevede che le banche ridurranno l’attività dopo
il picco di 54 miliardi di euro registrato lo scorso anno, per
preservare il capitale e far fronte a potenziali accantonamenti
più elevati per perdite su crediti.
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