Il ricamo è l’arma di denuncia
scelta da Ana Silva, artista angolana-portoghese che arriva in
Italia con la sua prima mostra personale, ‘Eau’, ospitata dal 25
febbraio alla GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di
Bergamo.
La mostra, che nasce in collaborazione con una rete di
ricamatrici locali, invitate dall’artista a intervenire su
alcune sue opere tessili, affronta il problema dell’accesso
all’acqua. Attraverso il ricamo — tradizionalmente associato
alla cura, alla memoria e alla resistenza — l’artista denuncia
la carenza di acqua e rende visibile una realtà in cui questa
non rappresenta un diritto, ma un privilegio. La pratica
artistica prende forma a partire dal recupero di tessuti
industriali prodotti in massa in Africa o per l’Africa,
trasformati in rifiuti di un sistema globale di produzione e
consumo accelerato. L’artista – che vive e lavora tra il
Portogallo, il Brasile e l’Angola – risemantizza i materiali
scelti rallentando il tempo industriale attraverso la pratica
del ricamo, con cui ritrae figure femminili come presenze
fragili, incomplete e integrate in pattern geometrici che
richiamano produzione in serie, mercati globali ed eredità
coloniali.
La mostra presenterà inoltre al pubblico la serie O Fardo /
Vestir Memórias, realizzata con sacchi di plastica e rafia
utilizzati per il trasporto di abiti dall’Europa all’Africa,
destinati ai mercati dell’usato e riconfigurati come superfici
narrative. La scelta del materiale, originariamente associato
allo scarto, espone le conseguenze ambientali e sociali
dell’eccesso di consumo riversato nel Sud del mondo, proponendo
una riappropriazione sensibile e poetica del residuo,
trasformato in materia di resilienza.
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