A Tunisi l’arte contemporanea
incontra l’architettura del Novecento con il nuovo capitolo di
“My house is a Le Corbusier”, progetto internazionale
dell’artista italiano Cristian Chironi che prende forma attorno
a Villa Baizeau, l’unico edificio progettato da Le Corbusier in
Tunisia. L’iniziativa, promossa da La Boîte – Centre d’Art &
d’Architecture, dall’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi,
dall’Ambasciata d’Italia e dalla cooperazione svizzera, si
sviluppa come residenza, mostra e libro, con un percorso avviato
il 22 gennaio e destinato a culminare nell’inaugurazione del 3
aprile a Tunisi.
Il cuore del progetto sta in un paradosso, perché questa volta
Chironi non può realmente abitare la casa scelta. Villa Baizeau,
costruita tra il 1928 e il 1930 sulla collina di Sainte Monique
a Cartagine per l’imprenditore Lucien Baizeau, si trova infatti
all’interno del parco presidenziale tunisino ed è quindi
inaccessibile. Da qui nasce la chiave curatoriale della tappa
tunisina, dove l’abitare non coincide con il possesso o con la
presenza fisica, ma diventa esercizio mentale, soglia, distanza,
racconto. È su questo scarto che il progetto prova a misurare,
in una città come Tunisi, la tensione tra il lascito del
modernismo e le urgenze contemporanee dell’abitare.
La residenza si è svolta nella Medina di Tunisi, scelta come
spazio di vita temporanea e come osservatorio sul tessuto urbano
reale, ben lontano dall’astrazione modernista. Il programma ha
visto inoltre le performance itineranti “Carthage Drive”,
organizzate il 24 e 25 marzo tra Tunisi e Cartagine a bordo di
una Fiat 127 Special ribattezzata “Camaleonte”, personalizzata
secondo la tavolozza cromatica concepita da Le Corbusier per
Villa Baizeau. L’auto, che durante l’apertura del 3 aprile
diventerà anche installazione sonora, è stata pensata come una
sorta di casa mobile e dispositivo relazionale, capace di
trasformare il tragitto urbano in conversazione su spazio,
memoria e paesaggio. Il progetto prevede anche un momento di
approfondimento pubblico il 2 aprile all’École Nationale
d’Architecture & Urbanisme, con l’incontro “Villa Baizeau,
un’architettura da raccontare”, inserito nella X Giornata del
Design Italiano nel Mondo. Il giorno successivo, il 3 aprile,
aprirà alla Boîte la mostra “My house is a Le Corbusier (Villa
Baizeau)”, visitabile fino al 17 giugno. In questo quadro,
l’iniziativa non si limita a rileggere l’opera di Le Corbusier,
ma la usa come lente per interrogare la città contemporanea, il
patrimonio modernista e i modi in cui un’architettura può
continuare a produrre senso anche quando non è abitabile.
L’operazione si inserisce inoltre in una più ampia rinnovata
attenzione culturale verso Villa Baizeau, già al centro nel 2024
di mostre e incontri dedicati alla sua storia e alla necessità
di valorizzarla. Nel caso di Chironi, però, il punto non è
soltanto la conservazione del bene architettonico, ma la sua
riattivazione simbolica. Il risultato è un lavoro che attraversa
arte, performance, urbanistica e autobiografia, e che a Tunisi
trova una delle sue formulazioni più forti, perché proprio
l’impossibilità di entrare nella villa finisce per renderla
ancora più eloquente. Nelle intenzioni degli organizzatori, il
capitolo tunisino conferma così la natura di lungo periodo di
“My house is a Le Corbusier”, avviato nel 2015 e costruito come
viaggio abitativo attraverso diverse architetture del maestro
franco-svizzero, da Parigi a Marsiglia, da Chandigarh a Berlino.
A Tunisi, però, il progetto assume un valore ulteriore, perché
mette in relazione il patrimonio di Cartagine con la vitalità
della Medina e con una domanda tutt’altro che teorica, quella su
chi possa oggi abitare davvero la città, in quali forme e a
quale distanza dai modelli ereditati dal Novecento.
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