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Home Politica

Human Data: nel referendum cruciale ‘effetto Meloni’. E Vannacci non sfonda

di Redazione Economia Moderna
21/02/2026
in Politica
Human Data: nel referendum cruciale ‘effetto Meloni’. E Vannacci non sfonda

Per la vittoria del Sì al referendum di marzo sulla giustizia è “necessaria una discesa in campo decisa di Giorgia Meloni”, verso la quale gli italiani mantengono stabile il livello di gradimento, in uno scenario in cui si registrano leggeri movimenti per le preferenze ai diversi partiti, con l’inevitabile eccezione della ‘novità’ di Futuro Nazionale dell’ex generale Vannacci, che però non sfonda. Sono gli elementi principali che emergono dal primo rapporto Human Data – la nuova piattaforma AI-driven che raccoglie, analizza e spiega i dati di tutti i social network – integrandoli anche con le ricerche demoscopiche – lanciata ieri e che è già di fatto la leader del mercato nei settori delle istituzioni e del corporate.

Sul referendum 49 milioni e mezzo di interazioni
Dai dati si evince così che l’orientamento degli italiani in vista del referendum sulla giustizia dei prossimi 22 e 23 marzo dà ancora il Sì in vantaggio con il 53%, contro il 47% del No. Il divario si è ridotto sensibilmente rispetto al mese scorso, ma risulta invariato rispetto alle ultime due settimane. Mentre il Sì risulta ancora avanti nelle intenzioni generali di voto, il No invece mobilita di più la rete. Nell’ultimo mese le interazioni generali registrate sui social network sono state circa 49 milioni e mezzo, di cui 21,7 milioni relative al No e 17,7 milioni relative al Sì.

Per quanto riguarda gli opinion leader online, al primo posto si trova Alessandro Di Battista, sostenitore del No, con oltre 5 milioni di interazioni, a seguire Giovanni Storti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo), sostenitore del No, con oltre 2 milioni di interazioni. Per il Sì troviamo Giuseppe Di Palo (Avvocato) e gli account di Welcome to favelas con poco più di un milione di interazioni a testa. Nella top ten generale troviamo poi all’ottavo posto l’attore Nicola Porro, sostenitore del Sì, con oltre 700 mila interazioni, al nono posto l’attore Emilio Solfrizzi, sostenitore del No, con quasi 600 mila e infine Andrea Scanzi, sostenitore del No, con quasi 400mila interazioni.
Sì e No, le opinioni sui socialLe ragioni dei sostenitori del sì e del no sui social network appaiono molto chiare. Chi è a favore della riforma parla di separazione delle carriere e terzietà del giudie (25%), tutela dell’imputato (20%), responsabilità del magistrato (18%), stop allo strapotere delle correnti (16%) e modernizzazione della giustizia (13%). Chi è contro, invece, si concentra su: rischio controllo politico sul PM (31%), politicizzazione del referendum contro il governo (21%), inadeguatezza del sorteggio (17%), riforma lontana dai bisogni reali (15%) e costi delle nuove strutture (11%). Sui social i personaggi pubblici più citati sono Nicola Gratteri (66.000 menzioni), Alessandro Barbero (53.000) e Marco Travaglio (24.000). La top tre, in sostanza, è occupata da testimonial del No. A seguire troviamo Nicolò Zanon (sostenitore del Sì, 18.000 menzioni), Augusto Barbera (sostenitore del Sì, 16.500 menzioni), Carlo Lucarelli (sostenitore del No, 13.000 menzioni), Giovanni Storti (sostenitore del No, 7.000 menzioni), Carlo Guglielmi (sostenitore del No, 6.000 menzioni).Più in generale, analizzando le preferenze degli elettori, Human Data sottolinea come Fratelli d’Italia si conferma al primo posto con il 28,1% delle intenzioni di voto (-0,7% rispetto a dicembre 2025). A seguire il Partito Democratico con il 21,5% (+0,1%), il Movimento 5 Stelle con il 12,7 (-0,8%), Forza Italia con il 9,8% (+0,2%), la Lega con il 7,8% (-0,8%), AVS con il 5,8% (invariato), Azione al 3,3% (+0,1%), Italia Viva al 2,4% (-0,2%), Futuro Nazionale con l’1,9%, Partito Liberaldemocratico con l’1,6% (+0,1%) e Più Europa con l’1,5% (-0,2%). Fiducia stabile in Giorgia Meloni e nel governoGli italiani mantengono un orientamento stabile verso il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e l’Esecutivo. Il Premier infatti raccoglie il 44,5% del gradimento (-0,2% rispetto a dicembre 2025) e il Governo il 43,4% (-0,4%). A seguire – fra i leader politici – il leader di Forza Italia, Antonio Tajani con il 33,1% (+0,3%), il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, con il 30,3% (-0,9%), la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, con il 28,7% (+0,2%) e il leader della Lega, Matteo Salvini, con il 26,2% (-0,8%).
“Rispetto a un mese fa, in cui avevamo già identificato un trend in crescita per il No, le ultime due settimane fotografano una situazione di sostanziale equilibrio in vista del rerefendum del 22 e 23 marzo. Il divario si è molto accorciato, ad oggi resta ancora un vantaggio moderato del Sì nelle intenzioni di voto che, però, è di fatto annullato se si osserva il mood social in cui il No riesce a raccogliere un numero di interazioni sensibilmente superiore. La differenza – spiega Tiberio Brunetti, fondatore di Spin Factor, commentando i risultati del rapporto Human Data – la sta facendo il modo con cui partiti e comitati stanno affrontando la campagna referendaria: la comunicazione del Sì è orientata principalmente ad illustrare i vantaggi della riforma o a smentire, talvolta in modo ironico, i principali sostenitori del No. Questa impostazione, va detto, non trasferisce una prossimità tematica agli elettori esterni alla coalizione di governo e a chi, direttamente o indirettamente, ha avuto a che fare con errori o disservizi del sistema giudiziario. Il No, invece, sta puntando molto sulla paura che vinca il Sì, spesso andando fuori traccia e utilizzando argomenti strumentali che, va detto, non hanno a che fare con il merito della riforma ma che, però, in termini di mobilitazione risultano molto efficaci”.
“Non solo: il fronte del No – spiega Brunetti – può contare su testimonial, opinion leader e cosiddetti influencer esterni alla politica molto efficaci e capaci di generare consenso e mobilitazione. Le tre figure pubbliche più citate sui social sono Gratteri, Barbero e Travaglio, tutti e tre sostenitori del No. Il Sì da questo punto di vista è molto indietro. In attesa di una necessaria discesa in campo decisa di Giorgia Meloni, il fronte del Sì deve preoccuparsi di mobilitare chi ancora non ha deciso se e cosa votare, comunicando in maniera diretta ed efficace gli svantaggi di una eventuale vittoria del No nella vita quotidiana propria, della propria famiglia e delle proprie attività lavorative o produttive”.

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