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Guerra Iran, Meloni e le basi: cosa fa l’Italia

di Redazione Economia Moderna
11/03/2026
in Politica
Guerra Iran, Meloni e le basi: cosa fa l’Italia

“Le basi concesse agli Usa in Italia dipendendo da accordi che risalgono al 1954 e sono sempre stati aggiornati, da governi di ogni colore. Nel caso in cui dovessero giungere richieste per altre attività “spetterebbe sempre al governo” prendere una decisione “ma ribadisco la decisione in quel caso” sarebbe affidata” al Parlamento. Così la premier Giorgia Meloni al Senato, nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue e sulla guerra in Iran. Ma “ribadisco anche allo stesso modo che a oggi non è pervenuta alcuna richiesta”, ha affermato subito dopo aggiungendo: “Noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”.

Le parole i Meloni sull’uso delle basi
“Le basi concesse agli americani in Italia dipendono da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati, da governi di ogni colore. Secondo quegli accordi, ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, che non comportano – semplificando – dei bombardamenti. Nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell’utilizzo spetterebbe – sempre in virtù di quegli accordi – al governo”, ha detto nel suo intervento.
“Ma, su questo punto, ribadisco con chiarezza la posizione che il governo ha già espresso: la decisione, in quel caso, per noi spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che a oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Così come ribadisco che noi non siamo in guerra, e non vogliamo entrare in guerra”, ha evidenziato la presidente del Consiglio.Cosa fa la Spagna
Sulle basi militari “mi pare che tutti i partner europei si stiano attenendo a quello che prevedono i loro accordi in questa materia – ha quindi continuato – anche il governo spagnolo, di cui tanto si parla, ha detto tramite il suo portavoce che ‘esiste un accordo bilaterale tra Spagna e Stati Uniti, e al di fuori di quell’accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi spagnole’. Il che significa che l’accordo non viene messo in discussione e che non vengono messe in discussione tutte le attività che rientrano nell’accordo. È quello che sta facendo anche l’Italia, e francamente stupisce che questa scelta venga condannata in Patria ed esaltata in Spagna dalle stesse, identiche, persone. Un po’ di logica, da questo punto di vista, non guasterebbe”.
“A meno che la questione non sia che dobbiamo chiudere le basi americane in territorio italiano, perché in questo caso permettetemi di dire che chi lo sostiene avrebbe potuto farlo quando era al governo e quando, invece, ha scelto di fare altro, e non lasciarlo intendere quando si trova all’opposizione”, ha aggiunto Meloni.
Nei giorni scorsi la Spagna si è smarcata non offrendo sostegno all’azione di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La posizione di Madrid ha spinto il Pentagono a ritirare una decina di aerei cisterna KC-135 dispiegati nella base di Moron de la Frontera, e, in misura minore, a Rota, usati per il rifornimento in aria dei caccia. Gli Stati Uniti hanno trasferito gli aerei in Francia e in Germania. La ministra della Difesa spagnola, Margarita Robles, ha sottolineato che gli accordi di cooperazione, che stabiliscono le regole per la permanenza delle truppe americane in Spagna, prescrivono che queste “devono operare nell’ambito della legalità internazionale” mentre ora sono impegnate in azioni unilaterali, senza il sostegno di organizzazioni multinazionali, come Onu, Nato e Ue. “Le basi non daranno appoggio, a meno che non sia necessario dal punto di vista umanitario”, ha aggiunto, sottolineando che fino a quando “non ci sarà una soluzione, il trattato non sarà applicato”.

Il premier Sanchez è stato chiaro. “No alla guerra!”, dopo essere stato criticato dal presidente Usa Trump sul rifiuto di concedere l’utilizzo delle basi militari in Andalusia per la guerra contro l’Iran.

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