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Governo, Meloni studia la ‘ripartenza’: verso la proroga del taglio delle accise e nuove misure contro il lavoro povero

di Redazione Economia Moderna
02/04/2026
in Politica
Governo, Meloni studia la ‘ripartenza’: verso la proroga del taglio delle accise e nuove misure contro il lavoro povero

La scadenza è dietro l’angolo e a Palazzo Chigi il dossier carburanti torna a occupare il centro della scena. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sta lavorando a stretto contatto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per mettere a punto la proroga del taglio delle accise, in scadenza il 7 aprile. Un intervento considerato necessario per attenuare l’impatto dei prezzi alla pompa, destinato – salvo sorprese – ad approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri già nella riunione, fissata per venerdì mattina alle 10.

Il perimetro dell’operazione ricalca quello dell’ultimo decreto: coperture tra i 500 e i 600 milioni di euro e una durata limitata, intorno ai venti giorni. Una misura tampone, dunque, mentre il governo continua a muoversi su più fronti. Non è un caso che ieri, mercoledì 1 aprile, Meloni abbia incontrato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. Al centro del colloquio, secondo quanto filtra, il nodo strategico dell’approvvigionamento energetico, sullo sfondo di uno scenario internazionale ancora segnato dalla crisi iraniana. Proprio il dossier Iran resta infatti uno dei principali fattori di instabilità, anche per le ricadute sui flussi globali di petrolio che transitano nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per circa un quinto del commercio mondiale di greggio.
In questo contesto, oggi l’Italia prenderà parte alla riunione della ‘Coalizione per Hormuz’, convocata dal Regno Unito insieme a una trentina di Paesi per discutere le iniziative necessarie a garantire la sicurezza della navigazione e la riapertura dello stretto. Il vertice si terrà a livello ministeriale e, con ogni probabilità, in formato da remoto.Le politiche del lavoro
Parallelamente, il governo studia nuovi provvedimenti in materia di politiche sociali. Oggi la premier ha incontrato a Palazzo Chigi il ministro del Lavoro Marina Calderone per fare il punto sulle misure già adottate. Nel corso del confronto – viene riferito – “si è inoltre avviata una riflessione, in vista della Festa del Primo Maggio, su nuovi interventi finalizzati a rafforzare le politiche per il lavoro e a contrastare il fenomeno del lavoro povero”. Un segnale che si accompagna all’annuncio, arrivato via social dalla stessa Meloni, sul rinnovo del contratto del comparto istruzione: “Il governo continua a lavorare sull’aumento dei salari. Oggi la firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, per il triennio 2025-2027, che interessa oltre un milione di dipendenti. È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall’inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima”.
Il ‘mini-rimpasto’
Sul fondo resta però la partita del cosiddetto ‘mini-rimpasto’, a cominciare dal ministero del Turismo. L’indicazione del successore di Daniela Santanchè potrebbe arrivare prima del 9 aprile, quando la presidente del Consiglio riferirà in Parlamento – alle 9 alla Camera e alle 12 al Senato – sull’azione di governo. Ma nell’esecutivo non manca chi ipotizza una scelta diversa: Meloni potrebbe trattenere per sé l’interim, prendendo tempo su una decisione che ha riflessi negli equilibri interni alla maggioranza. Non solo. Tra i corridoi parlamentari si fa strada anche l’idea di non procedere, almeno nell’immediato, alla sostituzione di alcune caselle rimaste scoperte – sottosegretari e viceministri – consolidando una linea di gestione accentrata.
Mentre le opposizioni continuano a incalzare, nella maggioranza si prova a disinnescare il “rumore” politico che accompagna altre vicende, a partire dal caso Viminale, acceso dalle dichiarazioni della giornalista Claudia Conte su una presunta relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La linea ufficiale resta netta: “Gossip, solo gossip”, tagliano corto fonti governative, rivendicando invece i risultati sul piano economico, come l’investimento da 1,5 miliardi di euro destinato alle imprese nell’ambito di Transizione 5.0. Eppure, nei corridoi parlamentari il clima appare diverso. I boatos raccontano di un’inquietudine carsica: la sensazione è che, nonostante i dossier aperti e le misure in cantiere, il dibattito pubblico rischi ancora una volta di scivolare sulle polemiche. Con il caso Piantedosi pronto a conquistare – dopo le vicende Sangiuliano e Santanchè – le prime pagine.

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