(di Chiara Venuto)
L’importante è non prendersi troppo
sul serio. È con questo pensiero in testa che, mentre
all’Ariston di Sanremo va avanti il Festival della canzone
italiana, nella sede Rai di via Asiago, a Roma, i politici
italiani si sono sfidati a suon di classici (e non solo).
L’occasione per farlo è stata Sanremo da Pecora, “l’unico
festival canoro referendario” (e spin-off di Un giorno da
Pecora), giunto ora alla sua quinta edizione. L’appuntamento per
sentire la kermesse è fissato oggi alle 13.30 su Rai Radio 1, ma
la puntata sarà presto disponibile su RaiPlay. Tra alleanze
insolite e due coraggiosi solisti, l’importante in questi casi è
partecipare, anche se un vincitore c’è stato. Spoiler: è un duo
del Pd.
Ma andiamo con ordine. Alla conduzione tornano Giorgio Lauro
e la “brillante” Nancy Brilli, per l’occasione vestiti in
tricolore. In giuria ci sono la due volte vincitrice di Sanremo,
Gigliola Cinquetti, la presidente della Fondazione Museo Egizio
di Torino, Evelina Christillin, e un cattivissimo Ivan
Zazzaroni, che – dice Lauro – è “membro di due Csm”. Quello più
complicato da gestire? “Ballando con le stelle – risponde -.
Sono più permalosi”. Non che i politici siano da meno. Ad
annunciare i voti è l’iconica voce di Foxy John, mentre a
contarli alla lavagna è Carlo Cottarelli. “Mi sono esercitato
per giorni – ammette l’economista -. Facendo tre più tre”. Al
pianoforte, invece, c’è il membro aggiunto del ‘Cdm – Che duo
Meloni’ (Chiara Cami e Aurora Di Marcantonio), ossia il
viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. “Lo sa
Nordio che è qui?”, gli chiede Lauro. “Francesco Paolo Sì-sto”,
ribatte il politico.
A sfidarsi, una serie di alleati tra i più improbabili. Di
certo la volontà non gli manca, ma sulla qualità meglio non
esprimersi. Come per il trio tutto in bordeaux composto da Maria
Teresa Bellucci (viceministra del Lavoro), Ylenja Lucaselli
(deputata di Fdi) e Patty L’Abbate (senatrice M5s), che
inaugurano la gara con ‘Si può dare di più’
(Ruggeri-Morandi-Tozzi). Per loro un generoso 19 complessivo.
Poi, è il turno di Matilde Siracusano, sottosegretaria ai
Rapporti col Parlamento, che con audacia si esibisce in ‘Simply
the Best’ (Tina Turner), che le vale un 14. Dunque, è il momento
dei due pentastellati Vittorio Baldino e Luca Pirondini, il
secondo dei quali suona il violino (oltre ad essere
sorprendentemente intonato), con ‘Piazza Grande’ di Lucio Dalla:
sembra andare meglio degli altri, ma un crudele Zazzaroni
(qualcuno commenta: “il solito estremista”) assegna un 3 e fa
scendere il punteggio totale a 17. Poi è il momento di Maurizio
Gasparri (FI) con ‘Un’avventura’ di Lucio Battisti, voto 17.
Suggerimento dalla giuria: “La voce è quella di Califano,
bisognava scegliere una sua canzone”.
Di autoironia ce ne vuole molta qui, e i due del cosiddetto
‘Canto largo’ – così si sono fatti chiamare – Simona Malpezzi
(Pd) e Luca De Carlo (FdI) ne hanno da vendere. A unirli è
l’Inter, oltre alle note di ‘Felicità’ di Al Bano e Romina
Power: per loro il giudizio è 15, ma Cottarelli vuole sfruttare
il suo ruolo di calcolatrice umana per assegnare 84, forse per
via di una fede nerazzurra. Viene giustamente redarguito.
Penultimo a esibirsi Lucio Malan, il “Ron di Fratelli d’Italia”
e campione in carica della competizione, che con ‘Come mai’
(883) si piazza in testa (23). A sfidarlo subito dopo sono
Antonio Decaro (presidente della Regione Puglia, Pd) e – al
violino – Dario Nardella (europarlamentare Pd) con ‘Sapore di
sale’ di Gino Paoli. Per la Cinquetti, Decaro canta “compitato
come un bambino il giorno di Natale”, ma il duo riesce comunque
ad andare al primo posto ex aequo con Malan.
A questo punto, è il momento della finale a tre: tra il trio
Bellucci-Lucaselli-L’Abbate, Malan e Decaro-Nardella hanno la
meglio gli ultimi due con una splendida interpretazione di
‘Rossetto e caffè’ di Sal Da Vinci. Per via di una sua presunta
maggiore internazionalità, però, la giuria spedisce Malan
all’Eurovision. La coppa sarà tenuta dai dem in affidamento
condiviso, un po’ in Puglia e un po’ a Bruxelles, ma ai cronisti
Decaro ammette: “Io avrei votato Malan”.
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