(di Luciano Fioramonti)
”Il genio è chi interpreta il suo
tempo e apre strade nuove. Andrea Camilleri è un gigante che ha
portato sulle spalle dei nani. Diceva che sarebbe stato
dimenticato come è accaduto per altri scrittori ma ha lasciato
una eredità enorme, noi ci muoviamo su una via tracciata da
lui”. Maurizio De Giovanni, autore di titoli di successo, parla
con passione e gratitudine del grande scrittore siciliano morto
nel 2019 al quale è stato legato da una lunga amicizia. L’
occasione è venuta dalla presentazione al Senato del libro ‘Di
pianeti e di uomini. Andrea Camilleri in dialogo con Francesco
De Filippo”, pubblicato nel 2011 da Castelvecchi e tornato di
recente in una edizione aggiornata nella quale il padre di
Montalbano riflette, in particolare, sulle implicazioni e gli
scenari legati all’intelligenza artificiale. A riunire le
testimonianze di De Giovanni e De Filippo, giornalista e
scrittore a lungo vicino a Camilleri anche nella sua sfera
domestica, è stata la senatrice Tatjana Rojc, critica letteraria
e scrittrice di lingua slovena ”per onorare i cento anni della
nascita di un grande intellettuale che ha saputo creare un mondo
per farne una metafora universale”. Un amante del mezzogiorno
”con le sue bellezze e le sue ombre”, così ne ha descritto la
lezione civile, ma anche ”un siciliano speciale, una figura
scomoda dal pensiero privo di filtri” ricordando la sua celebre
osservazione da Tiresia dei tempi moderni: ”Da quando non vedo
più, tutto mi appare più chiaro”.
De Giovanni si è soffermato sulla lingua letteraria
inventata da Camilleri e su come la scrittura di libri gialli
non è più stata la stessa dopo la sua irruzione sulla scena in
tarda età, dopo la lunga carriera di regista teatrale,
sceneggiatore e autore di programmi radiotelevisivi. ”E’ lo
scrittore italiano che ha venduto di più al mondo dopo Dante –
ha osservato -. Ha cambiato le regole del giallo che prima aveva
un altro significato. Con lui il romanzo di genere è diventato
narrazione di territorio. Paradossalmente, la globalizzazione ha
esaltato l’ elemento locale. Attraverso la crime-fiction ha
raccontato il suo luogo di origine”. La novità introdotta da
Camilleri è stato, appunto, il suo ”essere universale
scavalcando l’ ostacolo del territorio, raccontare l’umanità, le
passioni, l’ invidia, l’ odio senza tralasciare l’ identità e la
lingua”. Un traghettatore della narrativa da un punto all’
altro, insomma, uno scrittore che ha portato i libri sui
comodini degli italiani. Su un punto i due scrittori napoletani
si sono trovati d’ accordo: Camilleri, forse, è poco celebrato,
non ha ancora avuto il riconoscimento e i tributi che merita. De
Filippo, anzi, ha osservato che anche la passione civile del
mondo culturale negli ultimi anni sembra arrancare: ”Non c’ è
più traccia di petizioni e prese di posizioni collettive non
necessariamente a favore o contro il governo, ma anche sui temi
sociali più generali. C’è un grande silenzio, è tutto
appiattito.”. Ma com’era in privato lo scrittore siciliano?
”Era autentico, non c’era un altro Camilleri pubblico – ha
raccontato – Un abitudinario con le sue 60 sigarette al giorno e
il regolare riposino pomeridiano. In lui si percepiva l’ idea
del buon maestro, senza antagonismi nei confronti degli altri
scrittori. Era un uomo appagato, un ottimista privo di rancori,
rimpianti o invidie”. L’ idea di aggiornare ”Di pianeti e di
uomini”, risultato di una serie di lunghe interviste, è venuta
da fatto che in vista del centenario la sua figura resta forte e
quindi il libro ”tenta di essere un orientamento per i giovani,
una bussola per la comunicazione”. A 92 anni passati,
riflettendo sull’ intelligenza artificiale che andava prendendo
forma, lo scrittore di Porto Empedocle si ricollega all’ Antica
Grecia. ”Avremo molto più tempo per noi”, osservò. ”Era un
maestro dell’ oggettivismo decentrato – ha sottolineato De
Giovanni – un po’ come il nonno che davanti al camino racconta
ai nipoti gli altri dal suo punto di vista. Un narratore unico,
che sapeva portarti in viaggio con la parola. Non ci ha lasciati
senza speranza”. Come quella, oggi terribilmente attuale,
espressa in una delle ultime interviste: ”Vorrei morire
lasciando figli, nipoti e pronipoti in un mondo di pace”.
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