Potrebbe avere i giorni
contati, a Cuba, la storica ‘libreta’, il libretto di
approvvigionamento che assegna a ogni famiglia una quota mensile
di alimenti e generi di prima necessità a prezzi simbolici. A
confermarlo sono gli scaffali sempre più vuoti nella rete di
negozi statali per la distribuzione dei beni razionati. La
novità – confermata da varie testimonianze raccolte sul posto
dai giornalisti internazionali – coinciderebbe con l’apertura
all’economia di mercato avviata negli ultimi mesi dal
‘castrismo’ al potere sotto la pressione degli Stati Uniti.
Negli ultimi giorni, i residenti dell’isola non sono riusciti
ad acquistare nulla utilizzando le tessere di razionamento –
introdotte nel 1962 da Fidel Castro e subito divenute uno dei
simboli della Rivoluzione – sebbene il governo non abbia ammesso
apertamente che il sistema è in via di dismissione. Uno di
questi negozi dell’Avana ha ricevuto solo sigari ad agosto e
fagioli a settembre, rimanendo sprovvisto di prodotti nei primi
giorni di ottobre, secondo quanto riferito da un’impiegata a
Canal Caribe. Il fenomeno coincide, all’opposto, con l’emergere
delle botteghe private: un’iniziativa promossa dall’esecutivo
nell’ambito del piano di riforma del modello economico a
controllo statale.
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