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Riforma degli appalti pubblici Ue: regolamento unico e preferenza europea

di Redazione Economia Moderna
09/09/2026
in Economia Italiana
Riforma degli appalti pubblici Ue: regolamento unico e preferenza europea

La Commissione europea ha presentato una riforma decisamente ambiziosa relativa agli appalti pubblici. Un ricco mercato, che in Europa vale circa 2.500 miliardi di euro all’anno. Parliamo del 15% del PIL dell’Unione.
L’obiettivo è quello di ridurre la frammentazione del mercato unico, semplificando le regole. Si intende inoltre dare una “preferenza europea” ai prodotti e servizi del Vecchio Continente. Una sorta di spinta a comprare europeo, senza però far scattare un obbligo vero e proprio.
In merito si è espresso il commissario al mercato unico, Stéphane Séjourné: “Il valore degli appalti pubblici in Europa è più di un bilancio comunitario su sette anni”. Questa riforma, dunque, ha un potenziale gigantesco, ed ecco cosa prevede nel dettaglio.

Regolamento unico e piattaforma digitale
Si passerà a un regolamento unico, il che è il cuore della proposta. Le tre direttive risalenti allo scorso decennio saranno sostituite, al netto dell’approvazione di Parlamento e Consiglio. Questo regolamento sarà applicabile in tutti gli Stati membri, il che lo differenzia da una direttiva.
Tutto sarà semplificato soprattutto grazie a una piattaforma digitale unica, sulla quale gli enti pubblici potranno pubblicare le gare previste, attirando imprese da tutta l’Unione. Una risposta a richieste giunte da anni da parte di realtà che volevano un mercato più aperto e ancora fin troppo nazionale.

Cambia anche il criterio di aggiudicazione standard, che sarà il miglior rapporto qualità-prezzo, con la qualità chiamata a incidere per almeno il 30%.
Cos’è la preferenza europea
Il punto più delicato è la cosiddetta preferenza europea. La Commissione si tiene alla larga da un obbligo generalizzato. Nessun “Buy European” come imperativo, dunque, almeno in questo ambito. Ciò resta limitato ai settori strategici già disciplinati da due provvedimenti in discussione:

Industrial Accelerator Act;
Cloud and AI Development Act.

Semplificando le regole, la riforma permetterà agli enti pubblici di inserire nelle gare dei criteri che, di fatto, possono favorire i fornitori europei. Finora le norme UE scoraggiavano scelte simili, temendo dei ricorsi. Ora il testo introduce un “quadro orizzontale di preferenza europea” per gli appalti. Il tutto in linea con gli obblighi internazionali dell’Unione.
La clausola di reciprocità: chi resta fuori
C’è un limite importante da evidenziare. L’eventuale preferenza europea non varrà in alcun modo per merci e servizi provenienti da Paesi che hanno accordi di reciprocità con l’Unione. Basti pensare a:

Norvegia;
Svizzera;
Giappone;
Australia;
Nuova Zelanda.

Questi restano quindi trattati alla pari, come al solito. L’obbligo di reciprocità esclude invece, tra gli altri, Cina e India. L’apertura delle gare agli altri Stati membri dipende poi da precise soglie di valore:

5,4 milioni di euro per le concessioni;
140.000 euro per forniture e servizi.

Tornando alle parole di Séjourné: “Le grandi potenze usano l’appalto pubblico come strumento di potere”. In pratica non esclude che il “Buy European” possa trovare spazio anche nelle campagne elettorali.
Quanto vale e cosa cambia
Gli appalti pubblici pesano per il 15% del Pil europeo e toccano settori chiave come:

trasporti;
infrastrutture;
energia;
scuole;
sanità.

Stando alla Commissione, questa riforma porterà un risparmio amministrativo di 649 milioni di euro l’anno. Ci saranno 80 milioni di minori oneri per gli enti pubblici e 570 milioni per le imprese. Per il momento però si parla di una proposta, che dovrà fronteggiare un lungo iter legislativo prima di diventare legge. Se così fosse, per l’Italia si tratterebbe di un cambiamento storico, al netto delle tante riscritture subite dal nostro codice degli appalti.

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