Il cardinale di Gerusalemme,
Pierbattista Pizzaballa, invita a guardare alla Pasqua per
cominciare un vero cammino di pace che non sia solo “una tregua
armata”.
“Troppe tombe sono state scavate di nuovo dall’odio, dalla
violenza, dalla ritorsione. In questa Terra Santa, che è madre
di fede e che è diventata anche terra di continui confronti,
risuona con forza drammatica la domanda: ‘Dove lo avete posto?’
Perché sembra che abbiamo rimesso il Signore in un sepolcro – ha
detto nell’omelia della messa di Pasqua al Santo Sepolcro -,
ogni volta che crediamo che la morte abbia l’ultima parola sulla
storia, ogni volta che ci rassegniamo alla logica del nemico,
ogni volta che chiamiamo ‘pace’ soltanto una tregua armata e
‘giustizia’ soltanto il calcolo del danno”.
“Ma la Pasqua – ha sottolineato il Patriarca dei latini di
Gerusalemme – ci dice: il Risorto non sta dentro le nostre
strategie di sopravvivenza. Non è prigioniero né delle nostre
ragioni né delle nostre paure. Egli è già uscito, e ci precede.
Ci precede nel coraggio di ricominciare, nel riconoscere il
volto dell’altro, nel disarmare il cuore prima ancora che le
mani. E allora, mentre qui intorno a noi si levano ancora voci
di morte, noi non abbiamo altra arma che questo sepolcro vuoto:
per annunciare che nulla è definitivo, che l’ultima parola non
appartiene a chi seppellisce, ma a chi risorge. Il Signore è
risorto: e questo non è un dogma lontano, ma una disobbedienza
alla rassegnazione. È l’unica speranza che può ancora aprire,
qui e ora, le porte della pace”, ha concluso Pizzaballa.
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