Dopo il coro “Bella Ciao” intonato
dai magistrati napoletani per festeggiare la vittoria del no al
referendum sulla separazione delle carriere, “si sono create
insanabili incompatibilità ambientali”: è quanto sostiene il
leader di Forza Nuova Roberto Fiore, imputato davanti alla Corte
di Assise di Napoli (presieduta dal giudice Concetta Cristiano)
il quale, attraverso il suo avvocato, ha presentato un’istanza
di remissione del processo che lo vede imputato, con una
quarantina di altre persone, per le devastazioni anti-lockdown
da Covid verificatesi nell’ottobre 2020 a Napoli, nella zona di
Santa Lucia, nei pressi del palazzo che ospita la Giunta
regionale della Campania, all’epoca presieduta da Vincenzo De
Luca.
Com’è noto, lo scorso 23 marzo, nella sede dell’Anm che si
trova del Nuovo Palazzo di Giustizia partenopeo, la vittoria del
no venne celebrata da una cinquantina di magistrati che per
festeggiare intonarono il canto popolare dedicato ai partigiani
della resistenza italiana.
Fiore, attraverso il suo avvocato, ha chiesto che il processo
venga trasferito in altra sede (ai sensi dell’art. 45 del codice
di procedura penale) e la Corte di Assise dopo essersi riservata
la decisione ha rinviato la processo al prossimo 20 maggio.
Alla richiesta del leader di Forza Nuova non si sono però
associati i restanti avvocati che compongono il collegio
difensivo, tra i quali Emilio Coppola (che difende una ventina
dei 42 imputati), Alfonso Tatarano, Natalia Fuccia e Domenico
Visciglio i quali hanno, invece, hanno voluto ribadire la loro
“forte fiducia nell’operato della Corte e nel prosieguo del
procedimento”.
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