Piace con qualche riserva La
traviata di Giuseppe Verdi riproposta ieri dal Teatro Comunale
di Bologna in un allestimento del dicembre 2022 di Alessandro
Talevi, sostanzialmente uguale a quello di tre anni fa pensato
per l’Europauditorium e ora riproposto sul palcoscenico
pressoché simile del Comunale Nouveau.
Consensi pieni al termine della rappresentazione, tiepidi ma
crescenti dopo le singole arie e i tanti duetti. Uno spettacolo
molto scarno, con alcuni riferimenti senza tempo, che il regista
italo-sudafricano ha affidato più alle ormai sempre più abusate
proiezioni che non alla recitazione vera e propria: un occhio
che spia Violetta da una sorta di buco della serratura,
“voyeurismo da parte di coloro che si dilettano nel mirarne le
trasgressioni”, nel primo atto; la campagna parigina nel secondo
(straniante il movimento tra gli alberi con i protagonisti che
cantano stando fermi); l’occhio che si trasforma nella lente di
un microscopio nel terzo per anallizzare il corpo ormai morente
della donna.
Sulla scena invece una cinquantina di sedie per gli ospiti
delle varie feste attorno a una piattaforma tonda, leggermente
inclinata, che ospita il celeberrimo brindisi, per trasformarsi
poi in tavolo da gioco e infine nel letto di morte di Violetta.
Alcuni spettatori hanno evocato le regie spettacolari del mai
troppo compianto Franco Zeffirelli.
Le novità sono arrivate dunque tutte dalla sezione musicale,
falcidiata però dalle sostituzioni per indisposizione
dell’ultimo momento: Maria Mudryak, Violetta al posto di Adela
Zaharia e Matteo Desole, Alfredo al posto di Francesco Meli.
Entrambi già previsti per il secondo cast, hanno ben figurato
con una prova che dopo un avvio un po’ timido è via via
cresciuta nel corso della serata fino a raggiungere momenti di
grande emozione: tra tutti, il disperato grido d’amore di
Violetta “Amami Alfredo” e il toccante duetto finale “Parigi o
cara”. Claudio Sgura, baritono di grande esperienza, ha
padroneggiato la parte di Germont padre, così come i tanti
comprimari, dalla Flora esuberante di Benedetta Mazzetto al
Barone Douphol di Giulio Iermini. Un plauso particolare
all’ottimo Coro del Comunale preparato da Gea Garatti nei numeri
delle zingarelle e dei toreadori.
Leonardo Sini, al debutto sul podio dell’Orchestra del Teatro
Comunale, ha governato lo spettacolo mantenendo il perfetto
equilibrio tra buca e palcoscenico, pur con una direzione quasi
sinfonica cha ha toccato l’apice nei due preludi, in particolare
in quello straziante al terzo atto, aiutato anche dallo stato di
grazia in cui erano ieri sera gli strumentisti bolognesi. Il
folto pubblico, quasi tutti occupati i 1000 posti del Nouveau,
ha impiegato un po’ a scaldarsi, ma alla fine i consensi sono
andati a tutti.
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