Tentazione ballottaggio per il centrodestra sulla legge elettorale. Ancora nessuna decisione sarebbe stata presa e le valutazioni, soprattutto dal punto di vista tecnico e di costituzionalità, sarebbero in corso ma – secondo i bene informati – le chance che il meccanismo rientri nella riforma targata centrodestra sarebbero in ascesa. Ne discuteranno lunedì prossimo gli sherpa della maggioranza convocati alla vigilia del termine per la presentazione degli emendamenti in commissione Affari Costituzionali al Senato martedì alle 12. E lì verranno prese le decisioni sul tema sul quale c’è chi, come il senatore FdI Marcello Pera, sta insistendo anche a fronte della continua crescita del partito di Vannacci nei sondaggi.
Sull’ipotesi, che non vedrebbe con sfavore nemmeno Ignazio La Russa – si spiega – Forza Italia non avrebbe chiuso mentre la Lega resterebbe la più dubbiosa tra gli alleati. Bisogna in ogni caso, osserva più di qualcuno, trovare una formulazione tecnica che metta al riparo dal rischio di maggioranze diverse tra Camera e Senato. La riforma prevede ad ora, che, anche in questo caso (come in quello nel quale nessuno raggiunga il 42%) si proceda col proporzionale puro. Ma cosa accadrebbe se fosse il ballottaggio a dare esiti difformi? “Il più grosso favore che si possa fare alle ‘estreme’ è il ballottaggio. Servirebbe solo a ‘uccidere’ il centro dello schieramento politico”, osserva intanto il presidente della Fondazione Einaudi Giuseppe Benedetto. Il punto, insomma, è sia politico che tecnico ma un approfondimento è comunque in corso.
Lunedì il centrodestra tornerà anche a confrontarsi sulla formulazione relativa all’alternanza di genere: da capire se, alla fine, si sceglierà di mantenere un vincolo di genere anche sui capilista come previsto attualmente per il Rosatellum. Ciò che è certo, come conferma anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, è che al Senato “verrà riproposto l’emendamento sulle preferenze”. “Credo – osserva – che il principio per cui una legge elettorale deve consentire la possibilità di scelta per gli elettori sia un principio che dobbiamo continuare a difendere, come ha sempre fatto Giorgia Meloni che si è intestardita su questa battaglia”.
Sembrerebbe poi destinata a saltare la misura introdotta alla Camera che prevede che i voti di quanti – salvo il miglior perdente – non abbiano raggiunto il 3% non siano computati ai fini del calcolo per la cifra elettorale nazionale e dunque del premio di maggioranza. Secondo diversi tecnici nel centrodestra c’è un rischio incostituzionalità legato al fatto che il premio potrebbe venire attribuito alla coalizione che, nei fatti, non ha conquistato più voti.
Dalla prossima settimana si entrerà nel vivo della discussione e anche il centrosinistra si sta organizzando. Le interlocuzioni continuano tra i partiti di opposizione e si lavora a un pacchetto di proposte di modifica comuni che, a conti fatti, potrebbero stanziarsi intorno al migliaio.
“Torneremo a dare battaglia – promette il segretario di +Europa Riccardo Magi – dentro e fuori dal Parlamento contro una legge antidemocratica e plebiscitaria che toglie potere al voto dei cittadini mentre la propaganda del governo racconta l’opposto”.
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