Saul Leiter (1923-2013) raccontò
con sguardo lirico e intimista la New York del secondo ‘900, tra
scene urbane e ritratti, e prestando il suo obiettivo al mondo
della moda. A Palazzo Pallavicini di Bologna, dal 5 marzo al 19
luglio, una mostra lo omaggia con 126 fotografie in bianco e
nero (tra stampe vintage e moderne), 40 fotografie a colori, 42
dipinti, cinque riviste originali dell’epoca – collaborò dal ’48
con Esquire, Harper’s Bazaar e, nei due decenni successivi, con
Show, Elle, British Vogue, Queen e Nova – e un documento
filmico. ‘Una finestra punteggiata di gocce di pioggia’ è il
titolo dell’esposizione, a cura di Anne Morin, un percorso che
mette in luce tutto ciò che distingue Leiter dai suoi
contemporanei e spiega perchè la sua opera continua a ispirare
generazioni di fotografi.
L’allestimento è concepito anche come un’esperienza immersiva
e partecipativa: la disposizione degli spazi, delle luci e dei
punti di vista invita i visitatori a osservare e a fotografare
come faceva lo stesso Saul Leiter. Alcune sezioni della mostra
sono studiate per consentire al pubblico di sperimentare in
prima persona le sue modalità di inquadratura e composizione,
ricreando giochi di riflessi, trasparenze e frammenti visivi
tipici del suo sguardo poetico.
La mostra sottolinea la doppia identità di Leiter come
pittore e fotografo, rivelando come la sua sensibilità pittorica
abbia modellato il suo sguardo fotografico. La sua formazione
nelle arti visive gli permise di affrontare la fotografia a
colori con un’eleganza e una delicatezza uniche, trattando ogni
immagine come una tela. “Non ho una filosofia. Ho una macchina
fotografica – diceva Leiter – Guardo attraverso l’obiettivo e
scatto. Le mie fotografie sono solo una piccola parte di ciò che
vedo e che potrebbe essere fotografato. Sono frammenti di
possibilità infinite”. Antidivo per natura, refrattario alla
fama, Leiter pubblicò e mostrò solo una parte del suo vasto
corpus. Molti negativi rimasero inediti, custodendo l’aspetto
più intimo e poetico della sua ricerca. Nel 2018, cinque anni
dopo la sua morte, emerse una serie poco conosciuta di nudi in
bianco e nero scattati tra la fine degli anni ’40 e i primi anni
’60 e realizzati in collaborazione con le donne della sua vita.
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