(di Elisabetta Stefanelli)
SILVIA SEMENZIN ‘INTERNET NON È UN
POSTO PER FEMMINE’ (Einaudi, Pag. 144, 15,00 euro). Casalinghe
per niente disperate, maschi alpha guerrafondai, professionisti
dell’insulto, cacciatrici di uomini da cui farsi mantenere,
uomini che odiano le donne e viceversa: internet è un posto dove
la violenza e la scorrettezza generano più profitti della
neutralità. ”In questo humus si è sviluppata la recente
proliferazione di spazi digitali apertamente dedicati alla
riaffermazione del potere maschile: comunità, linguaggi e
simboli capaci di saldare il risentimento maschile a narrazioni
antifemministe che invocano il ritorno a una cultura sempre più
reazionaria e violenta”. Uno scenario che descrive bene Silvia
Semenzin nel suo ultimo lavoro, ”Internet non è un posto per
femmine”, che parte dalle vicende personali per trascendere al
dato generale, dove l’esperienza di vita si è trasformata in
oggetto di studio, lavoro e impegno politico. Le è accaduto di
avere un fidanzato (ovviamente ora ex) che frequentava il
simpatico gruppo sessista di ”Donne tutte puttane”, dove
venivano messe foto, audio e video di rapporti intimi con le
compagne. Quello che le è accaduto la porta a dire oggi che ”a
volte ci vuole tempo per capire che certe esperienze non sono il
frutto di una sfortuna individuale, ma l’effetto sistemico di un
ambiente pensato per colpevolizzare chi subisce e proteggere chi
agisce. È allora che si apre lo sguardo: oltre le singole
storie, fino alle strutture che le rendono possibili e
diffuse”.
La rete da illusione di libertà ma in realtà ci imprigiona, ci
trasforma in prodotti e in consumatori, non c’è nulla oltre
l’interesse per il profitto. Proliferano fenomeni che puntano
sull’eccesso, da High Maintenance Woman alle Stay At Home
Girlfriend, fino alla cosiddetta manocultura, con esempi come
PlayLover Academy, scuola per maschi dominanti, ai Men Going
Their Own Way, agli Incel (ovvero i cosiddetti celibi
involontari) rilanciati dalla serie Adolescence. Solo per
citarne alcuni, ma lo scopo è sempre quello di creare una catena
di esclusione e di inadeguatezza. Quindi, inevitabilmente, di
violenza.
E se è vero che ognuno è libero di fare quello che vuole è
anche vero che il personale è politico e il contributo di tutti
è determinante. Attenzione quindi a farsi fagocitare dalla rete,
soprattutto per le ragazze, perché qui oggi regna
”l’antifemminismo e la misoginia sistemica sotto forma di
humor, buon senso o provocazione. In questo scenario, il rischio
è che le giovani donne non solo siano costrette a scegliere tra
modelli identitari opposti e complementari, ma vengano persino
educate a disprezzare chi tenta di uscire dalla gabbia”. Quello
che è certo è che la tecnologia non deve escludere nessuno ma è
vero anche che le donne ”rimangono le principali vittime
dell’odio online, seguite dalla comunità Lgbtqia+ e dalle
persone razzializzate, come documentato dalle ricerche
dell’Osservatorio Vox Diritti e di Amnesty International Italia
negli ultimi anni”.
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