L’Italia si conferma nel mirino del
cybercrimine mondiale. Secondo l’ultimo Global Threat
Intelligence Report dell’azienda di sicurezza Check Point
Research, le organizzazioni italiane subiscono mediamente 2.507
attacchi informatici settimanali. Il dato non solo segna un
incremento del 3% rispetto all’anno precedente, ma risulta
superiore del 20,2% rispetto alla media globale, che si attesta
a quota 2.086 offensive per organizzazione. Per il report, a
trainare questa pressione è soprattutto l’adozione rapida e
spesso non regolamentata dell’intelligenza artificiale
generativa. I dati rivelano che una richiesta su 31 inviata
dalle reti aziendali espone dati sensibili. Con una media di 62
interazioni mensili per utente su 11 diverse piattaforme di IA,
per i ricercatori la diffusione dei chatbot si sta trasformando
in un’arma, spesso inconsapevole, per gli hacker che puntano a
nomi utente e password, quando riescono a ottenere accesso ai
sistemi violati.
L’Italia occupa la quinta posizione mondiale per numero di
vittime da ransomware, la tipologia di attacco che rende
illeggibili i file con la richiesta di un ricatto economico, a
pari merito con Francia e Brasile, con i settori governativo,
media e telecomunicazioni tra i più colpiti a livello nazionale.
Check Point Italia avverte che la minaccia è ormai costante e
richiede una difesa proattiva basata sull’intelligenza
artificiale per neutralizzare le incursioni prima che causino
danni operativi o finanziari.
I principali gruppi ransomware a febbraio sono stati Qilin
(15%), Clop (13%) e The Gentlemen (11%), collettivamente
responsabili di una quota sostanziale delle rivelazioni delle
vittime. “49 diversi gruppi ransomware hanno avuto un impatto
pubblico sulle organizzazioni di tutto il mondo”, scrivono i
ricercatori, “evidenziando la portata e la frammentazione
dell’ecosistema ransomware”.
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