Non è più solo una scrivania condivisa. Il coworking, in Italia, è diventato un modo diverso di pensare il lavoro. Dalle periferie rigenerate alle app che connettono professionisti in tempo reale, il Paese sta costruendo un vero ecosistema di innovazione diffusa. In pochi anni, gli spazi di lavoro condivisi sono cresciuti del 90%, toccando quota 1.200, con un incremento record nelle regioni del Centro e del Sud.
A trainare questa evoluzione ci sono luoghi e idee che riscrivono le regole: coworking che diventano hub di comunità, edifici storici trasformati in laboratori creativi, piattaforme che digitalizzano la ricerca di spazi. Un’Italia che collabora, sperimenta e si connette.
Mug, l’hub bolognese che conquista l’Europa
Nel cuore di Bologna, Mug – Magazzini generativi è oggi il simbolo di questa trasformazione. L’hub nato da Emil Banca ha conquistato il titolo di miglior coworking del Sud Europa ai Global Startup Awards di Malaga, la più grande competizione internazionale dedicata all’innovazione.
Mug è il risultato della riconversione di un ex magazzino postale di duemila metri quadrati, oggi sede di startup, imprese sociali e giovani professionisti. Spazi luminosi, sale eventi e ambienti modulari ospitano quotidianamente progetti che uniscono impatto sociale, tecnologia e formazione.
Il riconoscimento europeo premia un modello che va oltre la condivisione fisica: Mug è un ecosistema che genera relazioni e cultura dell’innovazione. E ora si prepara a rappresentare l’Italia nella sfida mondiale dello Startup Awards Global Stage.
Spazio TRA, il coworking che racconta Napoli
A Napoli, il coworking si fa racconto di comunità. Spazio TRA, affacciato su Piazza Dante, è nato per offrire un luogo aperto dove il lavoro convive con la creatività. L’atmosfera è informale, ma l’approccio è professionale: terrazze, aree relax e ambienti condivisi creano un equilibrio perfetto tra produttività e dialogo.
Qui freelance, artisti e piccole imprese del territorio trovano un punto d’incontro che va oltre il semplice affitto di una scrivania. Spazio TRA è un progetto sociale e culturale che interpreta il coworking come rete di scambio e di sostegno reciproco, contribuendo alla rigenerazione del centro cittadino.
Nel contesto napoletano, dove le idee si mescolano alla vita quotidiana, rappresenta un modello di collaborazione autentica e radicata nel territorio.
Cofoundry, lavorare immersi nella storia
A Milano, invece, il coworking si intreccia con la memoria. È la visione di Cofoundry, l’iniziativa lanciata da Erica Turchetti nel 2017 per riportare il lavoro dentro edifici storici e luoghi dal fascino industriale.
Il primo esperimento ha preso vita nella Fonderia Napoleonica Eugenia, fondata nel 1806 nel quartiere Isola. Oggi, dove un tempo si fondevano campane e statue in bronzo, si progettano startup e si sviluppano strategie digitali. Il progetto è poi cresciuto con una sede nel quartiere Precotto, all’interno della “Fondazione Franco Lab 1927”, e un terzo spazio a Genova, nel maestoso Palazzo Lauro.
Cofoundry non è solo un coworking: è un modo per lavorare dentro la storia, coniugando cultura e innovazione. Qui l’efficienza contemporanea incontra la bellezza dei luoghi, e la tradizione si trasforma in ispirazione per nuove imprese.
Woolkye, la rivoluzione digitale del lavoro condiviso
Ma il vero salto di paradigma arriva con Woolkye, la startup napoletana fondata da Carlo Junior Uggiano e Giuseppe Esposito, che porta il coworking nel mondo digitale. La piattaforma consente di trovare e prenotare spazi di lavoro – uffici, coworking, studi professionali o sale riunioni – in tempo reale, pagando in modo semplice tramite carte, Apple Pay o Google Pay.
«Nel giro di due anni, affittare uno studio a Milano è diventato il 50% più costoso, a Roma il 28%, a Napoli oltre il 10%. Le utenze sono salite fino al 50%», spiegano i fondatori. «In questo contesto, spazi flessibili e accessibili rappresentano un’esigenza concreta per il mercato».
La piattaforma risponde anche al fenomeno del south working, che ha visto oltre 45.000 professionisti trasferirsi stabilmente nel Mezzogiorno mantenendo impieghi al Nord o all’estero. In un Paese dove il lavoro si muove più delle persone, Woolkye offre una soluzione agile, democratica e sostenibile.
«Il successo non è più determinato dalla sede, ma dalla capacità di adattarsi», affermano Uggiano ed Esposito. E la loro app è la sintesi perfetta di questa filosofia: un ponte tra spazio fisico e libertà digitale, tra economia locale e connessione globale.
Con Woolkye, il coworking entra in una nuova fase: non più solo un luogo dove lavorare, ma una rete fluida, accessibile a chiunque, ovunque.








