(di Emiliano Dal Toso)
Una voce che non sembra
conoscere il passare del tempo e un repertorio capace di
attraversare oltre trent’anni di musica italiana. Giorgia chiude
all’Unipol Dome di Milano il suo “Last Call”, la coda autunnale
del tour legato all’album “G”, davanti a un palazzetto tutto
esaurito. È una serata evento e la cantante romana la affronta
da padrona assoluta del palco, accompagnata da una band di
undici elementi e da un quartetto d’archi. L’inizio è affidato
alle luci, al ritmo e al lato più pop dello spettacolo, con
Giorgia in abito rosso scintillante. Ma bastano poche canzoni
perché arrivi il primo momento da brividi: “Gocce di memoria”.
Sul “raggiungerti adesso” la voce si alza sopra l’Unipol Dome e
il concerto cambia improvvisamente temperatura. “Ciao bella
Milano”, saluta Giorgia dopo “Vivi davvero”, scherzando con i
fan e leggendo i cartelli sotto il palco. “Questo è un incontro
di cuori”, dice guardando i palloncini rossi che colorano il
pubblico. Poi comincia la sfilata degli ospiti. Irama la
raggiunge per “Buio”, in un duetto intenso, mentre Emma arriva
per “Ricordo di un amore” di Pino Daniele. “Quando ero più
giovane dicevo: chissà se un giorno potrò cantare con lei. Quel
giorno è arrivato”, racconta Emma. Ma il centro dello spettacolo
resta Giorgia e quella voce dalle radici soul che continua a
rappresentare un unicum nel pop italiano. “Oro nero” ne è una
dimostrazione, mentre “Corpi celesti” mostra il lato più
sensuale dell’ultimo album. C’è spazio anche per Prince, con una
“Purple Rain” intensa e impeccabile. Quando Giorgia torna sul
palco in abito nero scintillante arriva il cuore della sua
storia. “Come saprei”, accompagnata dal pianoforte e dagli archi
sotto un cielo stellato, riporta al Sanremo vinto nel 1995.
Seguono “E poi”, “Strano il mio destino” e “Spirito libero”, in
un continuo passaggio dalla ballata al pop più trascinante.
L’apice emotivo arriva però con “Di sole e d’azzurro”. Uno dei
brani più struggenti del suo repertorio diventa il punto in cui
voce, pubblico e memoria sembrano incontrarsi. Più che l’ultima
tappa di un tour, la serata milanese assume così i contorni di
una celebrazione: quella di un’artista che, dopo oltre
trent’anni, riesce ancora a trasformare un palazzetto in un
luogo intimo e una canzone in un colpo al cuore.
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