(di Francesco De Filippo)
SILVA GANZITTI, ‘VENTO FINE’
(Mursia; 17 euro; pag. 296) C’è sempre una corrispondenza, un
reciproco adeguarsi, farsi spazio, tra un luogo e gli esseri
umani che lo abitano. Nell’era della mobilità e dei continui
trasferimenti, questa caratteristica non è evidente, scolorisce
nei chilometri dei transiti. E’ invece nitida, luccicante in
“Vento fine”, la si recupera con la particolarità del luogo dove
il libro è ambientato, la dura e poetica Carnia, e le genti che
ad esso si sono armonizzati. Il tratto peculiare di questo
rapporto è il silenzio.
Le montagne sono immense, possenti ma soprattutto silenti e
così è anche chi abita quest’area nord-occidentale della
provincia di Udine, tra le Alpi Carniche italiane e le sue valli
alpine. Il silenzio si perpetua nelle strade, tra ai pochi
passanti, nei negozi e perfino tra i parenti e le generazioni
lasciando ciascuno pietrificato in se stesso, sconosciuto agli
altri, che sia un fratello, un figlio o un amico. Non è
cattiveria: è discrezione, timidezza, troppo spesso manifestata
come indifferenza, più frequentemente con ruvidità. Relazioni
scarne, ridotte all’essenziale. Pietra tutto intorno e pietra
dentro.
Così Nene e Berta non hanno mai chiesto a Ida, loro sorella,
riportata a casa in montagna, massacrata, cosa sia accaduto e
chi l’abbia ridotta in quello stato. Né qualcuno si è mai
sincerato se la quarta sorella, Ghita, che viveva da sola ancora
più in alto, in malga, fosse matterella o solo eccentrica.
Uguali i rapporti giù in paese, a Sauris.
Il libro non può avere il silenzio del luogo, ovviamente, ma
di esso ha il ritmo: lo spostarsi a piedi, la cadenza delle
stagioni, il tempo che un frutto sbocci, l’indugio di uno
sguardo tra vette e cielo. E’ il 1943 con 279 soldati
neozelandesi e maori prigionieri, arriva a Sauris (400 abitanti
oggi, meno di mille all’epoca) da El Alamein passando per il
Meridione, Dwight. Giungono in Carnia per costruire la diga sul
torrente Lumiei. Biondo, occhi azzurri, alto, bello e taciturno,
Dwight conosce la fiera e bella contadina Ida. E’ un colpo di
fulmine, amore notturno, clandestino e pericoloso mentre infuria
la guerra e si scontrano i partigiani con i vendicativi nazi.
Tra Ida e Dwight non ci sarebbe silenzio, ma l’ostacolo della
lingua impedisce il dialogo: sono i corpi a parlare. Un giorno
Dwight riesce a scappare ma Ida gli è rimasta nel cuore e così,
dopo il ritorno in Nuova Zelanda, capisce che il suo posto è a
Sauris e nel 1965 è di nuovo in Carnia per ritrovare Ida.
Troverà qualcosa ma non è ciò che si aspettava.
“La Carnia è una miniatura di una parte della Nuova Zelanda
del Nord, ha lo stesso paesaggio, anche se in dimensioni molto
più piccole”, spiega Ganzitti, friulana. “Di Sauris non ha mai
parlato nessuno, non si sa che la diga cancellò un borgo
mandandolo sottacqua. Quindi quella dei saurani è una memoria
annegata. Con questo libro riemerge il vecchio borgo riportando
alla luce anche detriti di un passato”.
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