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Home Economia Italiana

Fed: come cambia la politica dei tassi con il rischio Iran

di Redazione Economia Moderna
18/03/2026
in Economia Italiana
Fed: come cambia la politica dei tassi con il rischio Iran

La Federal Reserve si prepara oggi a confermare tassi di interesse fermi in un intervallo del 3,5%-3,75%. Tuttavia, i banchieri statunitensi dovranno prendere atto di una situazione radicalmente mutata a causa del conflitto in Medioriente e dell’ascesa del prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile, che rischia di riversarsi sull’inflazione, allontanandola da quel famoso target del 2% preso a riferimento dal FOMC, il comitato di politica monetaria della Fed.  Lo scoppio della guerra in Medioriente, infatti, ha messo in crisi il doppio mandato della Fed, con un mercato del lavoro ancora debole ed un’inflazione che rischia di incorporare l’aumento dei prezzi dell’energia.

Il mercato del lavoro si conferma debole
La recente debolezza del rapporto sull’occupazione ha riacceso i timori per il mercato del lavoro.  Il tasso di disoccupazione è salito al 4,4% dal 4,3% precedente (il consensus indicava 4,3%), mentre i posti di lavoro sono scesi di 92mila unità, dopo che a gennaio erano state create 126 mila buste paga. Il dato sugli occupati è peggiore del consensus che indicava una crescita di 58 mila di posti di lavoro.
Pressioni al rialzo sull’inflazione
Gli ultimi dati sull’inflazione mostrano una dinamica dei prezzi ancora sotto controllo, con una crescita dello 0,3% su base mensile e del 2,4% a livello tendenziale, ma il dato relativo al mese di febbraio non incorpora ancora gli effetti della guerra in Iran, scoppiata il 28 febbraio, e dell’impennata delle quotazioni petrolifere oltre i 100 dollari al barile.  Inoltre, i recenti dati sull’indice PCE core, una misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve, hanno registrato una variazione del 3,1% su anno, in accelerazione rispetto al +3% precedente.
Si affaccia il rischio stagflazione
Tutto questo manderà in crisi il doppio mandato – abbassare inflazione e disoccupazione – mettendo la banca centrale USA di fronte ad un rischio ben più grande, rappresentato dalla possibilità di stagflazione. Tutto dipenderà ovviamente dalla durata del conflitto e dalle ricadute sui prezzi. Naturale, che il mercato, che in precedenza scontava la possibilità di due tagli quest’anno, sia ora più sbilanciato a favore di una Fed “attendista”, se non addirittura favorevole ad una politica più restrittiva (qualcuno già azzarda due rialzi dei tassi quest’anno).
Le aspettative degli analisti
Gli analisti di Pictet Wealth Management attendono tassi sostanzialmente invariati in questa riunione, con una dichiarazione di policy che “probabilmente riconoscerà i rischi che il conflitto in Iran comporta per entrambi gli aspetti del mandato”. Il dot plot aggiornato è atteso “sostanzialmente invariato” con un taglio dei tassi atteso nel 2026 e uno nel 2027, ma ci si attende che “alcuni membri del comitato possano prevedere un numero minore di tagli a causa delle preoccupazioni inflazionistiche, mentre che altri ne prevedano di più alla luce dei recenti dati sul mercato del lavoro”.  Il “rischio di un orientamento hawkish”, invece, sarebbe rappresentato  da un dot plot che “indica una mediana pari a zero tagli oppure se il presidente Powell sollevasse la possibilità di aumenti dei tassi qualora l’inflazione determinata dai dazi o dal petrolio dovesse persistere”.

Anche per Allianz Global Investors il FOMC dovrebbe mantenere tassi invariati “pur con una minoranza favorevole a un taglio”, ma si ritiene che “l’attenzione si concentrerà sul persistente disallineamento tra inflazione e dinamiche occupazionali, oltre che sui possibili effetti indiretti del conflitto in Medio Oriente”. “Il conflitto in Medio Oriente – si sottolinea – aggiunge ora un ulteriore livello di rischio. Se prolungate, le pressioni stagflazionistiche potrebbero limitare la capacità dei responsabili politici di “ignorare” il rinnovato shock dell’offerta”.
T. Rowe Price ritiene infine che “il dot plot dovrebbe continuare a indicare un taglio per il 2026, come a dicembre, con il rischio che non ci sia alcun taglio“. “La mia ipotesi di base, che prevede una Fed accomodante nella seconda metà dell’anno, non è cambiata, anche se le aspettative del mercato si sono discostate significativamente dalla mia view”, sottolinea l’analista Blerina Uruci, ricordando che il mercato sconta ora “un taglio per quest’anno e praticamente nessun taglio nella prima metà del 2027” e ammettendo che “se l’inflazione core dovesse riaccelerare nei prossimi mesi, la Fed non sarà in grado di tagliare i tassi prima del quarto trimestre del 2026 o addirittura del primo trimestre del 2027″.

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