“Essere preti in queste
zone vuol dire andare a raccogliere gli ultimi, quelli con
grande difficoltà, cercando di aiutarli a camminare da soli,
fare in modo che ritrovino una dignità perduta. Qui ci sono
diverse storie di disagio, dove spesso manca la presenza dei
genitori e se c’è non è ben guidata, quindi anche i genitori
hanno bisogno di una mano”.
A parlare ai media vaticani è l’unico parroco italiano della
chiesa del Sacro Cuore di Gesù, don Domenico Romeo, dove domani,
si conclude il ciclo delle cinque visite parrocchiali in
avvicinamento alla Pasqua di papa Leone. La parrocchia si trova
poco distante dal carcere di Rebibbia, ed è molto attiva dal
sostegno ai senza fissa dimora alla scuola di italiano per
stranieri, dalle case famiglia per donne vittime di violenza
all’oratorio.
“Cerchi di aiutare i ragazzi a vivere la parrocchia affinché
la strada non diventi per loro una cattiva maestra – racconta
don Domenico -. Purtroppo è capitato con alcuni, la strada
spesso è la via più breve per fare soldi”.
A parlare anche Massimo Di Folco, coordinatore del servizio
docce organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio: in 26 anni sono
passate di qua circa 32 mila persone. Non solo utenti, ci tiene
a precisare: “Qui si chiacchiera, ci si incontra. È un posto
tranquillo, non si sta fuori con la minaccia di qualcuno che
magari vuole farti del male. Si acquisisce quella serenità,
quella quotidianità che spesso si è persa”. Considerato il tempo
di guerra attuale, aggiunge, la visita del Papa è un dono
ulteriore: a pagare lo scotto delle guerre sono infatti sempre i
più poveri, e lo pagano più pesantemente.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA








