Monet, Van Gogh, Kandinsky,
Mondrian: in meno di ottant’anni, tra Otto e Novecento, la
pittura europea passa dall’osservazione diretta della natura
alla dissoluzione del reale. A Palazzo dei Diamanti – dove
l’ultima esposizione su Andy Warhol ha richiamato in quattro
mesi più di 76mila visitatori – una mostra organizzata dalla
Fondazione Ferrara Arte ricostruisce queste trasformazioni: è
‘Da Monet a Van Gogh a Kandinsky – Nuovi sguardi sulla natura e
la modernità – Capolavori dal Museum Boijmans Van Beuningen e da
altre importanti collezioni’, in programma dal 19 settembre al
10 gennaio. Al centro del racconto il paesaggio, naturale e
urbano, e la vita moderna diventano il punto di osservazione di
un’epoca in cui il rapporto tra l’artista e il mondo visibile si
ridefinisce radicalmente, aprendo la strada a nuove modalità di
percezione e rappresentazione della realtà.
L’itinerario espositivo riunisce 120 lavori tra dipinti,
disegni e incisioni, per la gran parte provenienti dalle
collezioni del museo olandese, affiancate da una selezione
appartenente a raccolte pubbliche e private italiane. La mostra
restituisce una stagione straordinariamente ricca di fermenti,
sperimentazioni e talenti, attraverso le opere dei grandi
protagonisti della pittura moderna europea. Tra questi, Gustave
Courbet, Claude Monet, Camille Pissarro, Auguste Renoir, Alfred
Sisley, Edgar Degas, Paul Gauguin, Vincent van Gogh, Paul
Signac, Odilon Redon, Pablo Picasso, Pierre Bonnard, Édouard
Vuillard, Vasilij Kandinsky e Piet Mondrian. Accanto a loro, i
maestri italiani: Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Giovanni
Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini, Gaetano Previati,
Giovanni Boldini, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Mario Sironi.
Articolato in nove capitoli, il percorso ripercorre le tappe
salienti dell’evoluzione della pittura tra XIX e XX secolo, a
partire dalla nascita della sensibilità naturalista della Scuola
di Barbizon fondata su un’osservazione diretta del paesaggio.
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