(di Antonio Giovannini)
Compie cento anni il 29 settembre
Nino Migliori, multiforme e autorevole maestro della fotografia
italiana, che da Bologna ha attraversato un secolo di storia
visiva trasformando lo scatto da semplice documento a pura
avanguardia artistica. La sua carriera, iniziata nel 1948, si
divide costantemente tra la narrazione neorealista e la
sperimentazione off-camera. Negli anni Cinquanta, armato della
sua Rolleiflex, ha immortalato l’Italia del dopoguerra: le
celebri serie dedicate alla Gente dell’Emilia, del Sud e del
Delta del Po non sono semplici reportage, ma raccontano con
profonda empatia le trasformazioni sociali, la dimensione
quotidiana e i volti di un Paese in bilico tra tradizione e
modernità. Iconico è il suo scatto “Il Tuffatore” del 1951,
realizzato sul molo di Rimini, sintesi perfetta di dinamismo,
giovinezza e libertà.
Parallelamente alla realtà della strada, Migliori avvia una
ricerca chimica e materica senza precedenti. Nascono così opere
uniche create direttamente in camera oscura, lavorando sulla
reazione della carta fotografica. Con i suoi celebri cicli di
Ossidazioni, Pirogrammi, Cellogrammi e Lucigrammi, l’autore
azzera la necessità dell’obiettivo fotografico, manipola
direttamente la luce, il fuoco e gli acidi, dialogando
apertamente con l’Informale e la pittura contemporanea. La sua
curiosità non si è mai fermata, arrivando a esplorare l’arte
concettuale, il digitale e l’intelligenza artificiale.
Schivo verso le logiche commerciali, ha sempre fotografato
prima di tutto per se stesso e per l’urgenza di capire il mondo.
“Per me l’importante è portare a compimento i miei lavori”, ha
confidato in una recente intervista. E “pensare che sono già 100
anni di vita mi fa pensare al futuro. Ma quando ci arriverò
ricomincerò tornando indietro e non saranno 101 quelli dopo, ma
99 e poi 98 e 97”.
Lo scorso febbraio Migliori ha ricevuto – assieme alla
poetessa e drammaturga Mariangela Gualtieri – il ‘Premio
Emilia-Romagna cultura’ (“Gualtieri e Migliori hanno
attraversato generazioni lasciando un segno duraturo”, commenta
l’assessora alla cultura Gessica Allegni) e, un mese dopo, il
diploma honoris causa in fotografia conferito dall’Accademia di
Belle Arti di Bologna in occasione dell’inaugurazione dell’anno
accademico. Poi, più di recente, gli è stato attribuito il
Premio Cairo alla carriera, mentre dal 10 ottobre al 7 febbraio
il Centro Saint-Bénin di Aosta ospiterà la mostra ‘La dialettica
del reale’, un percorso tematico in 160 immagini con alcune
delle sue serie più iconiche realizzate negli anni Cinquanta,
seguendone l’evoluzione fino agli esiti più recenti della
ricerca.
Il suo archivio completo e la tutela delle opere sono oggi
custoditi dalla Fondazione Nino Migliori, la cui filosofia si
riassume nelle sue stesse parole: “Ogni fotografia scattata è
stata accompagnata dal piacere di farla”. La Fondazione è
promotrice tra l’altro del premio fotografico ‘Immagin-azione’,
sul tema dell’ambiente come qualità della vita, destinato alle
nuove generazioni: la premiazione è in agenda nel giorno del suo
compleanno nella Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio.
La sua lezione più grande rimane l’idea che la fotografia sia
uno strumento per pensare, stupirsi e non smettere mai di
guardare al futuro. “La fotografia, fin dalla sua invenzione, è
legata alla tecnologia che per suo statuto è in continua
evoluzione – spiegava Nino Migliori ad Exibart – Finché sarà la
luce a fissare un’immagine su un supporto, non importa se
analogico o numerico, si potrà parlare di fotografia.
L’intelligenza artificiale non realizza fotografie perché dà
‘corpo visivo’ a indicazioni testuali. Sono fotografie d’autore
tutte le immagini che si realizzano con la luce”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA







