Dopo il successo delle retrospettive
dedicate a Eve Arnold e a Letizia Battaglia, le mostre
fotografiche autunnali della Fondazione Cassa dei Risparmi di
Forlì proseguono dal 10 ottobre al 10 gennaio ai Musei San
Domenico con Lee Miller (1907-1977). La mostra delle ‘Opere
1930-1955’, curata da Walter Guadagnini, è promossa in
collaborazione con il Comune e con Camera-Centro Italiano per la
Fotografia, e realizzata in sinergia con i Lee Miller Archives
di Londra. Il percorso segue un andamento cronologico, con oltre
160 foto, molte pressoché inedite, affiancate da riviste
dell’epoca su cui furono pubblicati i suoi servizi fotografici e
i suoi articoli.
Giunta a Parigi alla fine degli anni Venti, Lee Miller
convince Man Ray ad accoglierla nel suo studio e in tre anni
passa da modella a protagonista della scena surrealista,
scoprendo insieme a Man Ray la tecnica della solarizzazione e
firmando capolavori come Impasse des Deux Anges, Exploding Hand
e Coiffure, oltre a recitare nel film di Jean Cocteau ‘Le sang
d’un poète’. Dopo il rientro negli Stati Uniti e il
trasferimento in Egitto con il marito Aziz Eloui Bey, periodo in
cui scatta paesaggi dal sapore enigmatico, torna in Europa alla
vigilia del secondo conflitto mondiale e a Londra, insieme al
secondo marito Roland Penrose, lavora per Vogue. Corrispondente
di guerra al seguito delle truppe alleate realizza i servizi più
drammatici, dall’assedio di Saint-Malo alla liberazione dei
campi di concentramento di Buchenwald e Dachau, fino al
disfacimento della Germania nazista. Negli ultimi mesi del
conflitto entra nelle abitazioni di Hitler ed Eva Braun a Monaco
e fotografa la residenza di Berchtesgaden in fiamme, prosegue
verso l’Europa orientale raccontando la Vienna del dopoguerra,
l’Ungheria devastata e l’esecuzione dell’ex primo ministro
László Bárdossy. Il percorso si chiude con il ritiro nella
campagna del Sussex, dove accoglie gli amici artisti tra cui
Picasso, Ernst, Steinberg, Guttuso e Hamilton, mettendo in scena
ironici e intimi ritratti che sono l’ultimo capitolo del suo
genio creativo: lascia progressivamente la fotografia
professionale e si dedica alla cucina, ottenendo riconoscimenti
per le sue ricette ispirate al surrealismo.
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