18 settembre 2026 | 15.32
LETTURA: 2 minuti
La poesia come linguaggio segreto per curare le ferite dell’anima e dare voce all’indicibile. A due anni dal clamoroso successo internazionale de “Gli occhi di Monna Lisa” (Longanesi, 2024), lo scrittore e storico dell’arte Thomas Schlesser torna sugli scaffali con un nuovo e attesissimo romanzo, “Il gatto del giardiniere” (Longanesi), che si candida a essere uno dei casi letterari della stagione, presentato dall’autore in anteprima a Pordenonelegge.
Ambientato in un tranquillo e soleggiato paese della Provenza, il romanzo ha per protagonista Louis, un giardiniere di straordinaria sensibilità, abile nel curare la flora e la fauna ma profondamente schivo, emotivamente ripiegato su se stesso e segnato dalla dolorosa diagnosi infausta ricevuta per il suo gattino. La sua vita cambia radicalmente quando incontra i nuovi vicini: Thalie, ex professoressa di lettere, e Nikola, architetto visionario e flautista, una coppia in pensione che ha trasformato una vecchia bigattiera in una villa per godersi la serenità lontano dal caos della città.Notando la sofferenza silenziosa e la straordinaria delicatezza del giardiniere, Thalie decide di stringere con lui un accordo tanto semplice quanto illuminante: “Ripara il mio giardino, e io riparerò le tue parole”. Ha così inizio un sodalizio autentico e profondo, una sorta di “addomesticamento poetico” in cui i versi dei grandi autori – da Rimbaud a Verlaine, da Baudelaire a Ovidio, Saffo e Apollinaire – si inseriscono spontaneamente nelle giornate trascorse all’aperto, trasformandosi in uno strumento per misurare la realtà.La poesia, tra le pagine del romanzo, non si limita a occupare i momenti di quiete bucolica, ma si insinua inaspettatamente nelle telefonate con la veterinaria o nelle conversazioni quotidiane, diventando la chiave per aprire le serrature più complesse dell’esistenza. Un percorso di rinascita che contrasta nettamente con la figura di Baron, un vicino losco e opportunista che cerca in tutti i modi di sfruttare le competenze di Louis per i propri raggiri, deridendo il suo avvicinamento alla letteratura.Attraverso una narrazione che unisce la delicatezza della favola alla profondità psicologica, Schlesser esplora ancora una volta la forza dell’arte come atto d’amore e di salvezza. “Il gatto del giardiniere” si conferma così un’opera capace di parlare sia ai raffinati amanti dei versi sia a chi è alla ricerca di una via d’uscita dalla disperazione, ricordando che, come recita il libro, “la poesia è il più bel soprannome che si possa dare alla vita”. (di Paolo Martini)








