Arrestata e processata con l’accusa
di far parte delle Fai-Fri di Alfredo Cospito, è stata assolta
in via definitiva, ma non ha ottenuto l’indennizzo per “ingiusta
detenzione”. La Corte d’appello, a Torino, ha osservato che,
sebbene non siano emerse le prove del suo coinvolgimento
nell’associazione terroristica, le sue “frequentazioni ambigue”
con gli esponenti della galassia anarco-insurrezionalista furono
“interpretate”, all’epoca delle indagini, come “indizi di
reità”. Il caso riguarda Valentina Speziale, 39 anni, originaria
di Pescara. Il giudizio della Corte d’appello è stato confermato
dalla Cassazione.
La donna restò in carcere dal 6 settembre 2016 al 21 dicembre
2017, quindi ai domiciliari fino al 24 aprile 2019, quando la
Corte di assise di Torino si pronunciò per l’assoluzione.
Le carte processuali hanno documentato una serie di incontri,
considerati “sospetti”, fra lei, il marito e i presunti
componenti delle Fai-Fri (compreso un rendez-vous su una
spiaggia di Pescara nell’agosto del 2012). La Corte ha anche
parlato di “consapevolezza” della Speziale rispetto alle
attività del gruppo: in una intercettazione ambientale del 2015
compare nel corso di una chiacchierata in cui si affermò che
“l’organizzazione Fai – scrivono i giudici – aveva sempre minore
disponibilità di persone pronte all’azione”, ma “rilevano che
era stato messo sulla sedia a rotelle il numero due di Ansaldo”
(Roberto Adinolfi, ferito a Genova in un agguato nel 2012 –
ndr). Speziale inoltre fu la coautrice di un comunicato con cui,
nel 2015, manifestava solidarietà ai compagni arrestati.
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