Michele Nicastri, l’uomo che ha
confessato l’omicidio avvenuto nella notte tra il 22 e il 23
ottobre a Collegno, nel Torinese, aveva chiesto alla ex della
vittima di sposarlo. Era lo scorso febbraio, un mese dopo
l’inizio della loro relazione. La donna però aveva risposto di
non essere pronta, presa dalla causa con Veronese per
l’affidamento dei figli. Gli elementi, secondo quanto riportano
la Repubblica e il Corriere di Torino, emergono nell’ordinanza
con cui la gip Beatrice Bonisoli ha convalidato il fermo
eseguito dai carabinieri, parlando di “elevata pericolosità
sociale” di Nicastri, che non ha esitato a risolvere “in prima
persona” un problema tra la compagna e Veronese. “Ho chiesto a
Michele di seguire Marco – avrebbe spiegato la donna stessa al
procuratore Giovanni Bombardieri e al pm Mario Bendoni,
all’indomani del fermo di Nicastri – per verificare se fosse
munito di seggiolini per i bambini”, perché voleva portarli al
mare. Analoga richiesta aveva fatto a Nicastri il 4 settembre,
quando Veronese sarebbe dovuto andare dai bimbi all’asilo e,
giorni dopo, per controllare se l’ex stesse ristrutturando casa.
Nicastri lo faceva, riportano i quotidiani, intanto aveva
acquistato una casa per andare a vivere insieme.
La donna, che aveva inizialmente omesso agli investigatori al
sua relazione con Nicastri (“non mi era stato chiesto”, la
giustificazione fornita agli inquirenti), inoltre aveva assunto
un’investigatrice, che aveva seguito Veronese fino a 35 minuti
prima dell’omicidio, momento in cui Nicastri sarebbe stato già
sotto casa. Assistita dall’avvocato Stefano Castrale, sostiene
di non avere saputo che il fidanzato, difeso dagli avvocati Luca
Calabrò e Chiara Gatto, si sarebbe appostato sotto casa di
Veronese. Nei prossimi giorni verrà affidata una consulenza ai
Ris di Parma per analizzare alcuni reperti: dal furgone del
killer ad alcuni capi di abbigliamento, fino a un coltello.
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