“Oggi decine di migliaia di studenti
sono in piazza, pronti a manifestare in tutto il Paese per lo
sciopero nazionale organizzato dall’Unione degli Studenti, Link
– Coordinamento Universitario e Rete della Conoscenza. Una
mobilitazione diffusa per rivendicare una scuola e un’università
pubbliche, libere e capaci di costruire un futuro migliore.
Sotto lo slogan “Un’altra scuola, un altro mondo è
possibile”, studentesse e studenti “denunciano l’assenza di una
reale visione per il futuro dell’istruzione, e pongono una
grande critica all’attuale modello di scuola. Le scuole che
attraversiamo ogni giorno non ci appartengono – spiega Tommaso
Martelli, coordinatore dell’Unione degli Studenti – viviamo
quotidianamente disagi relativi ad un sistema di didattica e
valutativo obsoleto, veniamo mandati ad essere sfruttati nelle
aziende a causa dei Pcto, e mentre si investono miliardi in
armi, c’è chi non riesce a permettersi neanche i libri per
studiare. Immaginare un’altra scuola è necessario”.
Scende in piazza anche l’università: “negli ultimi mesi il
Ministero dell’Università e della Ricerca, guidato dalla
ministra Bernini, ha mostrato un chiaro indirizzo politico: dal
richiamo alla Crui per reprimere le voci critiche di studenti e
docenti, al tentativo di porre l’Anvur sotto controllo
governativo; dal silenzio sui legami tra università e industria
bellica, fino alla riforma dell’accesso a Medicina e al
progressivo definanziamento del sistema universitario. Tutti
segnali, secondo le organizzazioni studentesche, di una
strategia volta a smantellare l’università pubblica, fingendo di
riformarla. Rivendichiamo un’università libera dal controllo
politico, realmente finanziata e al servizio della
collettività,” afferma Arianna D’Archivio, coordinatrice di Link
Coordinamento Universitario.
Le piazze del 14 novembre esprimono anche una ferma condanna
“contro il genocidio in corso a Gaza e contro la complicità del
governo italiano, che continua a sostenere la guerra e a tacere
di fronte ai bombardamenti che colpiscono scuole, ospedali e
università”.
“Mentre la nostra generazione vive precarietà, tagli e
assenza di prospettive, questo governo investe miliardi nel
riarmo e nella repressione,” dice Francesca Cantagallo,
coordinatrice della Rete della Conoscenza. “Ogni euro speso per
la guerra invece che per la conoscenza è un pezzo di futuro che
ci viene tolto. Difendere la scuola e l’università pubbliche
significa difendere la possibilità stessa di immaginare un mondo
diverso, libero da guerra, disuguaglianza e sfruttamento”.
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