“Obiettivo raggiunto, finita in 4h10! Che bello! Ora mi riprendo e poi vi racconto le emozioni di oggi”, ha scritto sui social il leader di Iv Matteo Renzi postando una foto del suo arrivo al traguardo della maratona di Atene.
“Chi ha finito una Maratona sa che vincere una sfida con te stesso è bellissimo. Molto più che vincere contro gli altri. Quegli ultimi chilometri, passi, metri tengono insieme la forza e la fatica, l’orgoglio e le lacrime, il sorriso e il dolore. Finire Atene è stato più difficile del previsto. Le continue salite e in parte anche le discese hanno messo a dura prova le mie gambe, soprattutto sotto il profilo muscolare. Non ho paura a dire che in un paio di momenti la difficoltà di correre era così tosta che ho pensato anche di abbandonare. Non ci sarebbe stato nulla di male, capita di non farcela: il fallimento fa parte della vita. Oggi invece è andata bene”, ha scritto poi su Instagram. Renzi racconta che prima dell’ingresso nello stadio una ragazza italiana gli ha dato il tricolore, con cui è entrato “nello Stadio delle prime Olimpiadi moderne”. “E ho pensato in quegli ultimi duecento metri – fatti pianissimo, i muscoli delle gambe tiravano come mai mi era accaduto in passato – al fatto che Italia e Grecia non saranno le economie più forti del mondo, ecco, ma sono due grandi superpotenze culturali. E soprattutto valoriali. In un mondo algido e burocratizzato quanto è bello emozionarsi per lo sport, per la cultura, per la filosofia. Persino per la politica. Per tutte quelle parole che Atene, Roma, il Rinascimento non solo fiorentino, hanno reso parole eterne. E mentre attraversavo la linea del traguardo – stavolta senza piangere – ho riflettuto sul fatto che dieci anni fa a Bruxelles abbiamo difeso il diritto di far stare la Grecia in Europa. Pensavo allora che Atene aveva bisogno dell’Europa, per tanti motivi. Ma che anche l’Europa avesse bisogno della Grecia, soprattutto per un motivo: perché non c’è futuro senza la storia, non c’è sviluppo senza la cultura, non c’è comunità senza la politica”, conclude.
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