MARINO BARTOLETTI, ‘CARO LUCIO TI
SCRIVO’, GALLUCCI EDITORE (192 PAGINE, 18 EURO). Venticinque
lettere immaginarie, una grande amicizia e qualche segreto, il
tutto racchiuso in ‘Caro Lucio ti scrivo’, il nuovo volume di
Marino Bartoletti, edito da Gallucci, disponibile dal 21
novembre e dedicato al lungo rapporto tra il giornalista e Lucio
Dalla.
In 192 pagine il libro rievoca i ricordi più intimi
dell’artista bolognese improvvisamente scomparso l’1 marzo 2012,
a tre giorni dal 69/o compleanno e pochi giorni dopo la
conclusione del festival di Sanremo dove aveva diretto
l’orchestra che accompagnava il suo pupillo Pierdavide Carone.
Aneddoti spesso inediti, frasi dette e quelle rimaste finora nel
cuore: un legame forte e lungo decenni caratterizzato dal segno
della musica.
‘Caro Lucio ti scrivo’ è la testimonianza di una vita fatta
di passioni comuni – il calcio, la pallacanestro, i fumetti, con
la musica a fare da sfondo – ma anche di singolari episodi
privati, dall’inizio del loro rapporto grazie a ‘Pressing’, un
giornalino di provincia che parlava di basket, alla serata
finale proprio di quel Festival di Sanremo di tredici anni fa,
quando si sorrisero e si abbracciarono per l’ultima volta. E il
2026 – ha ricordato Bartoletti alla presentazione in anteprima
del volume alla libreria Feltrinelli di Bologna – sarà il
sessantesimo anniversario dell’esordio di Dalla a Sanremo con
‘Paff bum’.
“Ci manchi, mi manchi tanto Lucio. Per una volta – ti prego –
di’ la verità, vecchio bugiardo. Il tuo è stato solo uno
scherzo. Non un addio!”, scrive l’autore, che poi spiega al
pubblico: “Non ho ancora capito dove Lucio si sia nascosto, e
questo è il senso del libro. Lui non aveva mai messo in
preventivo il fatto di morire, una banalità che poteva sfiorare
soltanto gli altri, e non avendolo previsto non ha lasciato
scritto nulla a nessuno, con tutti i problemi che sono nati
dopo. Ma quasi tutti sono convinti che da qualche parte Lucio ci
sia ancora, perché è un’entità imprescindibile di Bologna”.
‘Caro Lucio ti scrivo’, dunque, “perché credo di non averlo
mai fatto. O forse sì, ma non sono sicurissimo. Potrebbe essere
accaduto verso l’autunno del 1970, poco prima di conoscerci. Di
certo non avevo mai incontrato – né mi sarebbe mai più accaduto
di incontrare – un esemplare come te. Potrei anche aggiungere un
amico come te. E persino un genio come te”.
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