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Home Mondo economia

Dazi, Visconti (Ficei): «Ogni punto percentuale ci costa 650 milioni»

di Redazione Economia Moderna
08/07/2025
in Mondo economia
Zes unica, Visconti (Ficei): «Governo faccia chiarezza»

«Un’ipotesi che fino a pochi mesi fa sembrava solo una minaccia diplomatica è, oggi, sul tavolo dei negoziati: l’introduzione di nuovi dazi generalizzati del 10% sui prodotti italiani esportati verso gli Stati Uniti. Ma cosa accadrebbe se quell’asticella, anziché fermarsi al 10%, salisse gradualmente fino al 17%? Le cifre sono chiare. L’Italia esporta ogni anno beni per circa 65 miliardi di euro nel mercato statunitense. Se il dazio salisse all’11%, si registrerebbe un aggravio complessivo di costi pari a 650 milioni di euro, che diventerebbero 1,3 miliardi al 12% e salirebbero progressivamente fino a 4,55 miliardi con dazi al 17%. Una pressione che, se non completamente scaricata sui consumatori americani, finirebbe per erodere i margini delle imprese italiane, in particolare quelle medio-piccole legate all’agroalimentare, alla meccanica e al fashion».

A dirlo è Antonio Visconti, presidente Ficei (la federazione nazionale dei consorzi industriali italiani) e numero uno dell’Asi di Salerno, commentando l’ultima ricerca del centro studi dell’Ente.

«Ma non è solo una questione di costi doganali. L’effetto domino sulla domanda rischia di essere ancora più pesante. Supponendo un’elasticità-prezzo della domanda pari a -1,5, ogni punto percentuale di dazio in più provocherebbe una contrazione dell’export italiano del 1,5%. Tradotto in euro: da una perdita potenziale di 975 milioni a fronte dell’11% di dazio, fino a una caduta di oltre 6,8 miliardi con barriere tariffarie al 17%. Una mazzata che colpirebbe i distretti industriali più esposti al mercato nordamericano, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e intere catene di fornitura».

«Un’escalation dal 10 al 17% non è solo una battaglia doganale – ha concluso Visconti –: è un test per la tenuta del sistema export italiano, per la sua resilienza sui mercati globali e per la capacità dell’Unione Europea di difendere i propri asset strategici senza cedere alla guerra commerciale. L’agenda delle prossime settimane sarà decisiva. Confidiamo nella capacità dell’Ue di poter elaborare un piano diplomatico di contenimento dei costi evitando il muro contro muro che avrebbe effetti ancor più devastanti».

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