Avanti col sostegno a Kiev, no all’accordo Usa sul diesel russo, dice la premier Giorgia Meloni. Sì agli acquisti di gas russo e basta coi miliardi inviati all’Ucraina, è il controcanto del suo vice Matteo Salvini. Il leader leghista non è presente in Parlamento alle comunicazioni della presidente del Consiglio in vista del vertice dei leader Ue. Decide, invece, di volare a Bruxelles al vertice dei Patrioti e convocare la stampa per smarcarsi dal capo dell’esecutivo. “Abbiamo già dato tanto all’Ucraina sperando che sia finito tutto per la difesa del popolo ucraino e non in corruzione. Non potremo andare avanti all’infinito a mandare miliardi in regalo all’Ucraina. E’ il momento della diplomazia”, rimarca il leader della Lega.
Lo fa, tra l’altro, a poche ore dall’arrivo della premier nella capitale belga dove l’attende una battaglia sui vari fronti, dall’energia, al bilancio Ue, alla migrazione. E dove arriva dopo essersi, appunto, smarcata da Donald Trump sulla tregua del diesel con lo Zar. All’opposto, per Salvini “abbiamo il dovere, a guerra finita, di tornare a comprare gas e petrolio dove costa di meno. Ci sono Paesi Ue, come Francia, Spagna e Belgio, che lo stanno facendo”.
Una posizione sulla quale Salvini e il suo ex vice, Roberto Vannacci, sono totalmente allineati. “”Trump fa gli interessi Usa, mentre l’Ue è masochista. L’Unione europea continua in maniera testarda a rifiutare qualsiasi provvedimento che coinvolga la Federazione russa, pagando l’energia più cara”, afferma il generale. I vannacciani, subito dopo le parole di Meloni in Aula, arrivano a organizzare un flash mob davanti Montecitorio. “Siamo molto colpiti in negativo. Meloni va nella direzione opposta alla nostra e sarà un problema per noi”, scandiscono Edoardo Ziello e Laura Ravetto.
Prima a Roma e poi a Bruxelles, prende così forma un doppio attacco concentrico, che arriva dal partito di Vannacci ma, in modo più sottile, da una Lega in difficoltà di consensi che però fiuta la possibilità di una nuova onda lunga sulla scia dei Patrioti europei. Non a caso, a margine del vertice dei sovranisti viene sottolineata la “sintonia” tra Salvini e la leader del Rassemblement National sul porre fine alla guerra in Ucraina “nell’interesse dei cittadini”. “Noi non possiamo più finanziare l’Ucraina. La Francia non è in una situazione di bilancio tale da poter fornire un aiuto finanziario all’Ucraina”, sottolinea Le Pen attaccando in maniera frontale, ancora una volta, le istituzioni Ue.
“Bisogna mettere un freno alla Commissione europea che “non fa che oltrepassare le proprie prerogative” e che ora “deve tornare a ricoprire un ruolo di segretariato al servizio delle nazioni”. Parole che arrivano in una conferenza stampa organizzata più da candidata alla presidenza della Francia, che da leader sovranista. Non a caso Le Pen chiede che un accordo sul bilancio pluriennale ci sia solo dopo le elezioni in Spagna Francia, Italia, Polonia. Con l’obiettivo di diminuire i contributi dei Paesi all’Unione. Nessuna concessione ad un certo pragmatismo governista, insomma.
Ma anche nel fronte sovranista si intravede qualche crepa. “Non è che siamo contrari al finanziamento all’Ucraina ma l’Olanda ha dato troppi aiuti a Kiev, ora paghino l’Italia e i Paesi del Sud”, sottolinea il leader del Pvv, Geert Wilders. A Palazzo Berlaymont nessun commento filtra a riguardo. Ma il timore di una Ue travolta dall’onda sovranista è tutt’altro che diminuito.
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