Palazzo Rasponi dalle Teste, uno
degli edifici più maestosi e rappresentativi dell’architettura
nobiliare nel cuore di Ravenna, ospita dall’11 ottobre al 10
gennaio la mostra ‘Cosa vuoi fare da piccolo?’, progetto
espositivo dedicato all’universo dell’artista e designer
ravennate Marcantonio (1976), curata da Paride Vitale con
Nicolas Ballario. Il progetto valorizza la capacità di
Marcantonio di superare le categorie tradizionali, mettendo in
dialogo l’eccellenza del design italiano con le nuove tendenze
dell’arte contemporanea e invitando il pubblico a riscoprire lo
straordinario nel quotidiano. Organizzata dall’Assessorato alla
Cultura e al Turismo del Comune romagnolo, dal Mar-Museo d’Arte
della Città di Ravenna e dall’Accademia di Belle Arti, la mostra
– attraverso una selezione di oltre 50 opere – ripercorre più di
vent’anni di ricerca: dai primi lavori scultorei alle opere di
grande formato e alle produzioni industriali fino alle più
recenti creazioni inedite, restituendo un universo creativo in
cui natura, mondo animale e oggetti quotidiani diventano
strumenti per esplorare il confine sempre più sottile tra arte e
design.
Il titolo dell’evento capovolge la fatidica domanda rivolta a
ogni bambino – “Cosa vuoi fare da grande?” – e introduce uno dei
temi centrali del lavoro di Marcantonio: la celebrazione
dell’infanzia come spazio della curiosità, del gioco e della
possibilità, prima che categorie e convenzioni definiscano il
modo in cui viene osservato il mondo. Il ritorno dell’artista a
Ravenna, città della sua formazione, assume un significato
particolare e restituisce al pubblico un percorso maturato negli
anni e riconosciuto a livello internazionale. “‘Cosa vuoi fare
da piccolo?’ per me è prima di tutto un invito a non perdere
quella parte di noi che continua a fare domande, a giocare e a
immaginare le cose diversamente da come sono”, commenta
Marcantonio. “È un atteggiamento che ha sempre accompagnato il
mio lavoro e che, guardando oggi insieme opere nate in più di
vent’anni, riconosco come uno dei fili che le uniscono. La
mostra racconta molte fasi diverse del mio percorso e mi piace
che possano convivere senza gerarchie, come parti dello stesso
immaginario”.
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