“Sappiamo quanto sia volatile il
pubblico oggi, quindi nel mainstream bisogna cercare ogni tanto
di offrire qualcosa di laterale, capace di incuriosire, però con
linguaggi contemporanei”. La segreteria generale del Prix
Italia, Chiara Longo Bifano, parla così delle scelte dei giurati
alla 78/a edizione del Premio, che si è appena conclusa a
L’Aquila.
Nella selezione dei vincitori – spiega Longo Bifano – ha
prevalso “il legame con la creatività umana e la voglia di
riprendere in mano le reazioni, sia nei temi affrontati nei
panel, che nei prodotti e nei vincitori. Ci sono opere che
raccontano figure della storia ingombranti e lo fanno con un
linguaggio completamente nuovo e contemporaneo. Abbiamo anche
produzioni italiane in questo senso, una sperimentazione
attraverso i podcast su temi molto importanti”.
Tra i vincitori anche “Techegram”, il programma di Fabrizio
Biggio. “E’ stata intercettata la genialità del format,
dell’idea di andare a recuperare un nostro passato, che in
questo caso è straordinario, declinandolo con linguaggi nuovi e
quindi in modo fresco, utilizzando un personaggio come Biggio in
grado di declinare le Teche come fosse un karaoke”.
Longo Bifano parla poi della scelta dell’Aquila. “E’ stata
un’edizione particolare che abbiamo cucito attorno al
territorio, quindi ha ancor più preso le forme di una festa
della Rai e dei broadcaster – spiega -. Questo ci dà
l’indicazione che se lavoriamo per tempo anche sui territori più
piccoli il risultato è un’edizione coinvolgente come questa, che
avevamo voluto già col nostro titolo ‘Play human’. C’è stata
anche moltissima Rai, ma così tanta”.
“Abbiamo avuto circa 3000 accrediti e dobbiamo ancora
studiare tutti i dati. Dobbiamo vedere anche gli eventi piazza –
afferma ancora -. Ma l’elemento significativo è che oltre il 90%
di chi si è accreditato è poi venuto, mentre di solito quando
apriamo le prenotazioni sappiamo che in seguito ci saranno
defezioni”. “Nello scegliere L’Aquila – prosegue – temevamo le
difficoltà per i delegati internazionali a raggiungerci,
considerato anche il contesto geo-politico ed economico
mondiale. Invece è stata una scommessa vinta, perché L’Aquila è
una città che nell’immaginario non solo italiano significa
qualcosa. Siamo sui 300 delegati internazionali che a vario
titolo sono venuti, facendo anche un’esperienza sul territorio”.
Quanto alla prossima sede, Longo Bifano spiega i criteri di
scelta. “Ci basiamo sempre sul criterio di trasparenza – afferma
-. Da qualche anno a questa parte il Prix si organizza in
convenzione con i territori. A volte ci sono candidature
spontanee, altre siamo noi che andiamo a intercettare attraverso
RaiCom, altre ancora fa tutto parte di un discorso aziendale.
Infine c’è un tema di contenuto e mission di servizio pubblico e
L’Aquila rappresentava questo”.
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