(di Daniela Giammusso)
“Il più grande premio è che noi
possiamo fare il teatro. Che abbiamo la libertà di farlo in
questa nostra democrazia, che dobbiamo proteggere. Dobbiamo
proteggere i nostri diritti: di parlare, di poter fare, di poter
protestare, proprio come Antigone, contro l’ingiustizia. Ecco,
il teatro è celebrazione della vita, ma serve anche a tutto
questo”. Così il regista canadese Robert Carsen, in un perfetto
italiano, riceve il premio Le maschere del teatro italiano 2026,
l’Oscar del palcoscenico andato “in scena” ieri sera
all’Argentina di Roma e in diretta differita su Rai1, con la
conduzione di Serena Autieri e Roberto Bannò.
Ideato nel 2002 dal regista e direttore artistico del Teatro di
Roma Luca De Fusco e dal giornalista e critico teatrale Maurizio
Giammusso, recentemente scomparso, da 23 edizioni il premio
celebra il meglio della stagione in 13 categorie e altrettante
terne decretate da una giuria di esperti e poi votate da una
giuria popolare di mille professionisti, appassionati e abbonati
dei maggiori teatri nazionali.
Miglior spettacolo di prosa della stagione è proprio l’Antigone,
intensa e straziante con il volto di Camilla Semino Favro,
ultimo capitolo (dopo Edipo Re ed Edipo a Colono) della trilogia
di Sofocle che Carsen ha diretto per l’Inda di Siracusa.
Arturo Cirillo vince invece per la Miglior Regia de Le false
confidenze da Marivaux, che conquista anche il premio Miglior
costumista a Gianluca Falaschi e Migliori luci a Pasquale Mari.
Migliori attori protagonisti sono Luca Lazzareschi e Pia
Lanciotti, entrambi per Morte di un commesso viaggiatore di
Miller diretto da Carlo Sciaccaluga, che vince anche per le
Scenografie di Anna Varaldo. Miglior attore non protagonista è
Paolo Serra per Sabato, domenica e lunedì diretto da Luca De
Fusco, mentre Giulia Lazzarini conquista la Maschera come
Migliore attrice non protagonista per Miracolo a Milano e
soprattutto due standing ovation di tutto l’Argentina.
“Che una milanese debba venire a Roma per prendersi un applauso
del genere… saranno tutti amici miei, con cui ho lavorato e con
chi lavorerò – sorride felice lei, 92 primavere, minuta
nell’aspetto, ma grandissima sulla scena – E’ strano arrivare
alla mia età e prendere un premio. E’ una chiusura di un cerchio
e l’apertura di un altro”.
E poi ancora, Elio Germano vince come Miglior interprete di
monologo per La guerra com’è dal libro del fondatore di
Emergency Gino Strada “Una persona alla volta”. “E’ una
restituzione di numeri e parole, per smontare la propaganda che
ci racconta che la guerra è giusta e necessaria – dice – E’ una
menzogna, perché chi la guerra l’ha vista rimettendo in piedi
pezzi di umanità scomposta come faceva Strada, sa che non c’è ne
nessuna guerra che serve agli esseri umani e che i soldi
andrebbero spesi per altro, per la sanità, l’istruzione, per il
teatro, per la cultura. Per la vita, non per la morte”. E
ancora, uno dopo l’altro, Miglior attrice emergente è Leda
Kreider per Improvvisamente l’estate scorsa; le Migliori musiche
sono di Andrea Nicolini per Lungo viaggio verso la notte; e
Gabriele Di Luca è il Migliore autore di novità italiana per
Misurare il salto delle rane.
Ma questa edizione de Le Maschere è stata anche l’occasione per
fare il punto sul Teatro italiano, a partire dall’appello del
presidente Sergio Mattarella nel suo incontro con i finalisti al
Quirinale. “La politica – rilancia ieri De Fusco, in veste di
direttore artistico del Teatro di Roma – prenda atto di una
sperequazione storica che la prosa subisce nell’ambito della
spesa per lo spettacolo in Italia, rispetto alla lirica e al
cinema” e che incide fortemente su “stipendi e dignità dei suoi
lavoratori”.
“Sappiamo perfettamente che esistono delle sperequazioni –
risponde durante la premiazione il sottosegretario Pietro
Cannella – E’ un percorso complesso, ma sul quale il Ministero è
concentrato. Posso assumere l’impegno che ce ne stiamo
occupando”.
Infine, Premio alla carriera del presidente di giuria da Gianni
Letta a Massimo De Francovich; Premio Maurizio Scaparro al
coreografo Angelin Preljocaj; e Premio Graziella Lonardi
Buontempo a Daniele Cipriani, direttore artistico del Festival
di Spoleto.
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