Roma acclama la popstar brasiliana
Marisa Monte che ha tenuto all’Auditorium Parco della Musica la
sua unica tappa italiana del suo tour di successo in cui è
accompagnata da un’orchestra di 55 elementi. L’iconica cantante
carioca ha portato sul palco della sala Santa Cecilia l’incanto
della sua voce educata dall’amore per l’opera, per il jazz, per
il pop e per la musica brasiliana che hanno fatto dell’artista
un unicum nel panorama musicale brasiliano e internazionale. Una
particolarità che si rinnova con questo nuovo progetto
artistico, “Phonica”, che la vede riproporre il suo repertorio
in una dimensione appunto ‘sinfonica’ con la Film Harmony
Orchestra, diretta da André Bachur, straordinario autore degli
arrangiamenti orchestrali del tour. Una scelta che amplifica la
ricchezza sonora delle canzoni di Marisa Monte e ne mette in
luce la varietà melodica, creando un dialogo tra la sua cifra
interpretativa e la potenza evocativa dell’orchestra.
Ingredienti potenziati dalla potente presenza scenica della
cantante che con la sua eleganza e raffinatezza, talento e
cultura musicale, ha scaldato il cuore del pubblico romano che
l’ha ricambiata con balli e una standing ovation. Monte ha
infatti portato a Roma le hits della sua carriera musicale
riproponendo alcuni dei suoi brani più emblematici, tra cui
“Vilarejo”, “Beija Eu”, “Infinito Particular”, “Ainda Bem”,
“Diariamente”, “Amor I Love You” e “Não Vá Embora.
Quello che si è tenuto a Rona è l’unico appuntamento italiano
del tour di Marisa Monte, da sempre molto legata al nostro
Paese. È in Italia infatti che Monte ha iniziato il suo percorso
artistico: la sua passione per l’opera la portò a Roma a soli 18
anni dove si trasferì per studiare canto lirico. Poco prima di
tornare in Brasile, Marisa si esibì in un locale di Venezia dove
ad ascoltarla, dopo aver tenuto un concerto quella sera stessa
al teatro Toniolo di Mestre, pare ci fosse anche David Byrne,
grande appassionato di musica brasiliana. E che successivamente,
con la registrazione della celebre versione del brano “Waters of
March” di Antônio Carlos Jobim, fu tra i primi artisti di
calibro internazionale con cui Monte ha collaborato: da Ryūichi
Sakamoto a Philip Glass, da Laurie Anderson a Devendra Banhart,
da Julieta Venegas a Gustavo Santaolalla, da Marc Ribot a John
Zorn.
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