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Home Mondo economia

Fuga talenti all’estero costa 11 miliardi. Calderone, calati del 20%

di Redazione Economia Moderna
05/09/2026
in Mondo economia, Primo Piano
Fuga talenti all’estero costa 11 miliardi. Calderone, calati del 20%

E’ calato del 20% il numero degli italiani che sono andati all’estero per lavorare nel 2025.     “Un’inversione di tendenza”, afferma la ministra del Lavoro Marina Calderone che a Cernobbio ricorda le ultime cifre sull’occupazione e risponde ai dati presentati da una ricerca del Teha Group con Philip Morris Italia. Lo studio indica in 141mila i cittadini italiani che hanno trasferito nel 2024 la residenza all’estero, spesso con la laurea (il 45%), per un costo in termini di minore crescita che vale attorno agli 11 miliardi.     “I numeri diffusi oggi vanno letti alla luce dei ultimi dati Istat, che restituiscono un quadro già in movimento: nel 2025 si riduce di oltre il 20% il numero di italiani che si trasferiscono all’estero, un’inversione di rotta che matura mentre il Paese raggiunge il traguardo storico di 24,3 milioni di occupati, oltre 1.300.000 lavoratori in più da inizio mandato”, precisa la ministra che sottolinea l’impegno del ministero “con strumenti concreti e già operativi, su ogni leva che si voglia richiamare in tema di attrattività del capitale umano”. Il dato più rilevante – aggiunge – “resta però la composizione della crescita dell’occupazione: per ogni contratto a termine in meno ne abbiamo quasi 3 a tempo indeterminato in più. Parliamo di oltre 16 milioni di lavoratori che a luglio avevano contratto stabile, la vera garanzia di certezza per le famiglie e di fiducia nel sistema Italia”.     La ricerca presentata a Cernobbio ha calcolato che negli ultimi dieci anni il Paese ha perso oltre 300mila cittadini qualificati. Un’emorragia che ha anche un prezzo: la formazione pubblica dispersa vale 7,2 miliardi l’anno, cifra che sale a 10,7-11,4 miliardi se si considera il valore aggiunto potenziale non generato. Tra le cause principali, indicate dalle imprese coinvolte nella survey, spiccano le retribuzioni basse rispetto al costo della vita (82,1%), la sfiducia nelle istituzioni (46,4%) e le scarse opportunità professionali (35,7%). Il 93,9% delle aziende giudica il fenomeno problematico o molto problematico, e per una su due l’impatto sul business è già rilevante.     Senza interventi strutturali, avverte lo studio, lo scenario inerziale al 2035 porterebbe a una perdita cumulata di circa 760mila laureati, con un mancato recupero di oltre 120 miliardi di investimento formativo e fino a 307 miliardi di Pil potenziale. Per invertire la tendenza, la ricerca propone una roadmap nazionale su cinque direttrici: incentivi alle imprese per retribuzioni più competitive e occupazione stabile; un Italy Talent Visa per semplificare l’ingresso di professionisti internazionali; un legame più stretto tra università, ricerca e imprese; misure per l’insediamento territoriale dei talenti, comprese le famiglie; un ecosistema più favorevole per startup e deep tech. Applicando queste policy, secondo le simulazioni, l’Italia potrebbe recuperare fino a 119mila laureati entro il 2035, con un impatto positivo fino a 11,1 miliardi di Pil aggiuntivo annuo. 

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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