(di Agnese Ferrara)
Per ora il contest #WeLoveDollsmfit
appena lanciato per raccontare il proprio rapporto con le
bambole (e quelle preferite, rare o emblema di alcune fasi della
propria vita) sta avendo un successo inaspettato, raccogliendo
spunti da tutto il mondo, Italia inclusa. Il concorso è stato
lanciato dal museo del Fashion Institute of Technology di New
York per estendere e confermare l’attenzione, anche dando il
proprio contributo, sulla prossima mostra del Mfit, ‘Doll
dressing’ in programma dal prossimo 16 settembre al 3 gennaio a
Manhattan. L’esposizione indaga l’interazione culturale tra
bambole e abbigliamento nel XX e XXI secolo. Con oltre 170
oggetti, tra cui bambole alla moda esposte accanto ad abiti a
grandezza naturale, accessori, video e opere d’arte, la mostra
evidenzia come l’influenza delle bambole si estenda ben oltre i
giochi d’infanzia. Curata da Colleen Hill, curatrice senior di
costumi al MFIT, ” Doll Dressing ” include stilisti e marchi
come Balenciaga, Comme des Garçons, Maison Martin Margiela, Marc
Jacobs, Patrick Kelly, Loewe, Louis Vuitton, Moschino, Anna Sui
e Undercover, dimostrando in definitiva come le bambole non
siano solo giocattoli, ma muse, tele e persino prototipi per gli
stilisti.
“In che modo le bambole hanno influenzato la moda? – chiedono
gli organizzatori. – Sebbene bambole come Barbie siano
ampiamente riconosciute come oggetti di gioco, storicamente
hanno svolto un ruolo fondamentale come potenti veicoli – e
persino come creatrici – di stili. Già nel XIV secolo, le
bambole circolavano in tutta Europa come modelle in miniatura.
All’inizio del XX secolo, le bambole non solo riflettevano la
moda, ma la plasmavano attivamente. E’ il fenomeno “doll
dressing”, un concetto che comprende abbigliamento, accessori,
acconciature, trucco e persino gesti ispirati alle bambole. Il
fenomeno può essere al contempo espressivo e sovversivo,
offrendo un mezzo per esplorare l’identità, la fantasia e lo
stile personale”. La mostra include la sezione “All Dolled Up”
che analizza il concetto di “bambola vivente” attraverso
archetipi come la flapper, la dolly bird e la Lolita del XXI
secolo fino alla modella musa Twiggy.
“Da adolescente ho regalato tutte le mie bambole, ma non sono
riuscita a separarmi da questa. Credo sia una bambola Miss
Revlon della fine degli anni ’50. Ha le unghie delle mani e dei
piedi dipinte e si può snodare in vita. Da bambina adoravo
cucirle i vestiti e portarla ovunque andassi, – racconta Arlene
Crane-Boyarsky , Staten Island, New York, postando la foto della
sua amata bambolina nella sezione del contest #WeLoveDollsmfit
dedicata alla mostra. Amy Axen invece posta le foto della sua
bambola di panno Lenci regalatale dalla nonna quando venne a
trovarla in Italia negli anni ’50. “Una delle mie bambole
preferite si chiamava StilJoy. Ho passato ore a giocare con la
mia StilJoy, chiedendo ossessivamente a mia zia Flavia di
aiutarmi a fare vestiti. Mia zia non c’è più, ma questa bambola
me la riporta ancora indietro, insieme a quei lunghi pomeriggi
passati a giocare e a sognare di diventare una stilista,”
precisa invece Anna Battista da Pescara.
In ottobre, per Rizzoli New York, è anche prevista l’uscita del
libro ‘Doll Dressing: Fashion from Barbie to Bratz and Beyond’
correlato con la mostra. Info su fitnyc.edu
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