(di Elisabetta Stefanelli)
ASCANIO CELESTINI, ‘PASOLINI UNA
VITA, ANZI DUE’ (Editori Laterza, pag. 217, euro 18,00).
Lo mette subito in chiaro Ascanio Celestini, con la sua consueta
schiettezza: di Pasolini ce ne sono due. ”Il primo Pasolini è
nato il 5 marzo del 1922. Questo Pasolini è stato ammazzato il 2
novembre del 1975”. Ma non è finita qui, anzi dal momento della
sua drammatica morte, per altro in circostanze mai del tutto
chiarite, è iniziata una sua seconda esistenza, quella di
riflesso. ”Il secondo Pasolini è nato in quel preciso momento.
E ha cominciato a vivere al posto del primo. È finito sui
giornali, in televisione, persino al cinema, ritratto nei
poster, sulle magliette”. Questo secondo è il ”Pasolini
direbbe che…Pasolini avrebbe detto che…se c’era Pasolini
diceva..” Parla di tutto e soprattutto tutti lo fanno parlare
nel loro interesse. Anche perché, diciamolo, chiudere Pasolini e
la sua opera monumentale in una gabbia ideologica o politica che
rifletta i canoni conosciuti è veramente difficile. Pasolini era
e rimane Pasolini, e chi lo vuole tirare per la giacchetta
trascinandolo in dispute sociopolitiche usando le sue parole
spesso troppo complesse ed originali per riflettere un punto di
vista univoco, sbaglia. Non lo fa Ascanio Celestini in questo
bel racconto della sua vita che a Pasolini sarebbe di certo
piaciuto perchè è tutta una digressione tra i suoi mondi, quello
che lo ha ispirato, quello che ha amato e da cui è stato
ricambiato, gli amici, l’arte. C’è anche, e molto, la storia di
quegli anni così difficili e controversi soprattutto nel momento
in cui si vivevano, anni di rivolte studentesche e di
terrorismo, anni di impegno sociale e di politica, di
trasgressione e mercato. Anni contraddittori in cui Pasolini
portava il suo punto di vista assolutamente originale,
controcorrente, dissidente mi verrebbe da dire. E di questa
dissidenza Celestini indaga l’anima più profonda, a partire
dall’origine emotiva che affonda senza dubbio le sue radici nel
rapporto col padre, con il fratello ucciso. C’è molta poesia e
molto cinema in queste pagine, perchè in fondo, come sottolinea
Celestini, sono la stessa cosa e lui stesso diceva di fare
cinema di poesia, ma soprattutto perché era nel cercare
l’essenza, in quello scarnificare che Pasolini dava il meglio
andando all’osso delle questioni, penetrandone l’anima. È un
Pasolini messo a nudo quello di Celestini, ed immerso nel brodo
di un tempo distruttivo in cui però i tanti che si affacciano in
queste belle pagine lo hanno molto amato, da Maria Callas a
Laura Betti, da Alberto Moravia a Dacia Maraini, dalla madre
Susanna alla cugina Graziella, dall’allievo Vincenzo Cerami ad
Enzo Siciliano.
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