(di Claudia Clemente)
– TERZIGNO, 01 APR – Preziosi oggetti del passato, rinvenuti
nelle domus di età romana, rivivono di nuova luce. Quei
bracciali serpentiformi e le raffinate collane in oro di cui una
preziosissima in smeraldi, appartenenti a una giovane donna di
Pompei in procinto di mettersi in salvo dall’eruzione del 79
d.C., vengono ora esposti al pubblico nelle sale del Museo
Archeologico Territoriale di Terzigno che presenta, per la prima
volta in forma completa e permanente, uno dei tesori più
significativi di età romana dell’area vesuviana.
Il Tesoro di Terzigno, questo il titolo della mostra, è
un’ulteriore restituzione del tenore di vita e dell’eleganza
tipica degli antichi abitanti nell’area vesuviana che si
affianca al racconto, forse più noto, di Pompei ed Ercolano. E’
il tesoro che arricchiva le ville romane situate nella Cava
Ranieri dove veniva estratta la pietra lavica, venute alla luce
nelle campagne di scavo condotte tra il 1980 e 2011 dall’allora
Soprintendenza di Pompei. Testimonianze della vita rurale della
periferia dell’antica Pompei ma anche del suo benessere. Come
accaduto per Pompei, anche qui le ville furono sepolte
dall’eruzione pliniana del 79 d.C.
I preziosi oggi esposti sono il frutto di un rinvenimento in
una campagna di scavo condotta nel 1984 nella Villa 2: nel
triclinium furono rinvenuti cinque scheletri, tra i quali uno
riconducibile a una giovane donna che, nel tentativo di sfuggire
alla furia del Vesuvio, portò con sé gioielli, un sacchetto con
monete, corredo da toeletta. Si tratta di due bracciali
serpentiformi, entrambi terminanti con una testa di serpente con
occhi realizzati con globetti di pasta vitrea verde, il collo e
la coda decorate da fitte incisioni a forma di U che riproducono
la pelle squamosa del rettile; di una collana con pendente
composta da catenina formata da ottantaquattro maglie a lamina
liscia, ritagliate a forma di otto e ripiegate su se stesse: e
di un’altra, preziosissima, con smeraldi tenuti insieme da
sottili fili in oro.
Da oggi i quattro preziosi vengono esposti accanto ad una
collana a foglie in oro, già preesistente, composta da elementi
tra loro non collegati e consistenti in ventidue foglioline in
lamina aurea e settantotto piccoli tubicini cilindrici. Oggetto
raffinato di alta qualità. “Per la prima volta, vedremo gli
ultimi oggetti in oro che sono rientrati dalla mostra tenutasi
presso la Rocca Roveresca di Senigallia e che andranno a
completare l’intera collezione dei monili preziosi emersi dalla
campagna di scavo del 1984 nella Villa 2 ritrovata nell’area
della Cava Ranieri a Terzigno”, sottolinea il direttore
scientifico del Matt Angelo Massa. La Cava, ricadente nel
perimetro del Parco nazionale del Vesuvio, ha restituito
importanti evidenze archeologiche: tra queste una cisterna, una
tomba di bambino, reperti di pregevole fattura, argenteria,
vasellame, mosaici e affreschi con pitture del II stile.
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