Si ipotizza una “frode carosello”
che sarebbe andata avanti almeno dal 2018 nelle carte
dell’inchiesta Golden Beef, condotta dai finanzieri della
tenenza di Fossano (Cuneo). Le indagini delle fiamme gialle
cuneesi hanno portato alla segnalazione all’autorità giudiziaria
di undici persone, di cui alcuni appartenenti a una storica
famiglia piemontese di allevatori. Al centro un complesso
agricolo di Centallo che era utilizzato come base logistica.
Gli accertamenti hanno evidenziato l’emissione di fatture per
operazioni inesistenti per oltre venti milioni di euro, cui si
aggiungono i conseguenti omessi versamenti dell’Iva e di imposte
dovute, per un valore superiore ai sei milioni. Il sistema
prevedeva l’acquisto di bovini vivi di razze Limousine, Blonde
d’Aquitaine, Charolaise e Meticce da operatori commerciali di
Francia e Spagna, sfruttando il regime di non imponibilità Iva.
Una volta introdotti in Italia, per il tramite di società
cartiere interposte fittiziamente, gli animali venivano
rivenduti applicando l’imposta sul valore aggiunto ai clienti
finali nazionali, a un valore inferiore rispetto a quello di
acquisto intracomunitario. Tale meccanismo ha consentito ai
destinatari finali della merce – allevamenti e macelli – di
ottenere un duplice vantaggio illecito: da un lato, l’acquisto
degli animali a prezzi inferiori rispetto al valore normale di
mercato, dall’altro la possibilità di maturare indebiti crediti
Iva.
Sulla base degli elementi raccolti, l’autorità giudiziaria ha
delegato l’esecuzione di numerose perquisizioni in diverse
regioni del territorio nazionale (Lazio, Piemonte, Calabria,
Toscana, Lombardia, Sicilia), con il sequestro di materiale
informatico e documentazione riconducibile a quattro società.
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