Sprofondo senza fine per il Partito
laburista britannico, sotto l’oscillante e impopolare leadership
moderata di Keir Starmer. Fra scandali, affanni economici,
divisioni interne e contraccolpi degli scenari bellici
internazionali (guerra di Usa e Israele all’Iran in primis), la
compagine di governo cala ancora, ai minimi storici degli ultimi
decenni, in tuti e tre gli ultimi sondaggi pubblicati in questi
giorni, dopo la disastrosa sconfitta subita la settimana scorsa
nel voto suppletivo svoltosi in un collegio finora blindato
dell’area metropolitana di Manchester.
Secondo YouGov, il Labour scende al 16%, alla pari con i
conservatori di Kemi Badenoch, perdendo un altro punto (meno 7)
da Reform Uk, partito della destra trumpiana di Nigel Farage che
resta primo pur frenando a sua volta al 23%. Il vero boom viene
però attribuito – dopo il trionfo nella suppletiva – ai Verdi,
in ascesa di 4 punti, fino a un 21% senza precedenti, sull’onda
delle ricette economiche e sociali di sinistra radicale del loro
leader, Zack Polanski, della condanna senza mezzi termini della
guerra in Iran, di una linea di politica estera pacifista,
anti-Nato, filo-palestinese e di denuncia del “genocidio nella
Striscia di Gaza”.
Un po’ diverso il quadro tracciato da altri due istituti: con
Opinum che attribuisce al partito di Farage tuttora un 31%
d’intenzioni di voto nazionali (facendo comunque scivolare di
altri 5 punti, al 18%, quello di Starmer); e Find Out Now, che
dà Reform al 26%, Verdi e Tory entrambi al 18 e fa precipitare i
laburisti ad appena il 15%, addirittura quarti.
Il tutto sullo sfondo del tradizionale aggiornamento di
bilancio di primavera atteso in Parlamento dal governo, per
bocca della cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves: senza
previsione di ritocchi di tasse e tagli imposti in autunno e con
una revisione delle stime sui deludenti indicatori
macroeconomici recenti non ancora appesantiti dalle conseguenze
imminenti – su energia e altro – dell’attacco all’Iran.
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