Dopo l’ennesima lettera anonima di
minacce e il rafforzamento della protezione, il parroco di
Caivano, don Maurizio Patriciello, racconta a Famiglia Cristiana
le notti insonni, l’inquietudine della fede, il peso della
scorta e quell’amore ostinato per la sua gente, compresi quei
“fratelli” che lo minacciano e che continua a chiamare per nome:
“Vorrei aiutarvi a cadere nella trappola luminosa del
Dio-amore”.
“Sono le tre del mattino. Non dormo. Capita spesso che, dopo
qualche ora di riposo, il sonno vada a farsi friggere. E resto
con le occhi spalancati, nell’ora in cui, spietata, la vita ti
presenta il conto” e “loro sono sempre là, fermi, in auto, i
lampeggianti accesi. Fanno a turno: Carabinieri, Polizia di
Stato, Guardia di finanza”, racconta il prete nell’editoriale.
“Mi sento in colpa, io al caldo, nel mio letto, loro giù, a
soffrire il freddo per tutelare me”. “Ma chi è che vuole la
morte di un prete? E perché?”, “quante stupidaggini sono state
scritte sul mio conto: ‘prete anticamorra, prete antiroghi,
prete ambientalista, prete anti…’, la verità è che sono solo e
semplicemente un prete. Un povero prete”.
Don Patriciello ribadisce: “Mi sento fratello e amico di
tutti”. E lancia un appello a chi lo minaccia: “Fratelli
camorristi, fratelli che ci impaurite: perché? Eppure, ne sono
certo, nel profondo del vostro cuore, mi volete bene. Pasquale,
ti ricordi quando mi accompagnavi all’Altare? Se solo potessi
venire a trovarti in carcere! E tu, Gigi? Ricordi i campi estivi
con Adriano, Consuelo, Francesca? Che cosa è successo, poi? Come
avete fatto a lasciarvi ammaliare dalla bugiarda sirena del
male? Avete visto quanti amici abbiamo perso per strada?”.
Il sacerdote di Caivano quindi conclude: “Ci fu un tempo in
cui desiderai diventare santo. Oggi non più. Oggi bramo
raggiungere la mia vera umanità. Sono sempre più convinto,
infatti, che santità e umanità sono, in qualche modo, sinonimi.
Ai fratelli che hanno imboccato la via dell’infelicità per loro
e per i loro figli, costringendo lo Stato a mettermi sotto
scorta, voglio ribadire, ancora una volta, il bene che la nostra
Chiesa e io stesso vi vogliamo. Sono il vostro parroco.
Corresponsabile della vostra salvezza eterna. Appartengo a voi.
Sono prete per voi”.
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